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I grandi viaggi: tenda e 4x4 - Africa 2004. La terra dei contrasti Il deserto che vive. I colori che le dune assumono grazie ai raggi radenti del sole, ci scaldano dentro sebbene la temperatura esterna cominci a scendere quando le ombre, sempre più lunghe, disegnano sulla sabbia figure familiari che ci abbracciano e ci coccolano per darci il benvenuto nel deserto, il “luogo senza nessuno”, il Namib.
Testo e fotografie di Anna Laura Neroni e Sergio Melini
L’Africa è una passione, dopo averla respirata e
vissuta almeno una volta diventa un “male” di cui non puoi più fare a meno,
magari praticando safari più o meno turistici, alloggiando in lussuosi alberghi
o lodges, dove non manca proprio nulla; poi questo non ti basta più, allora
decidi di fare un viaggio “diverso” per visitare una delle terre più
inospitali del pianeta: la Namibia (dicono che Dio l’abbia creata in un
momento di rabbia).
Per la nostra terza vacanza in Africa, quindi, abbiamo scelto un Tour Operator specializzato in viaggi-avventura, che prevede alcune notti in tenda-igloo 2x2 (fornita dall’organizzazione); tra i documenti di viaggio, un comunicato ci avvisa che la nostra sarà una vera e propria spedizione e che dovremo equipaggiarci per il campeggio, a cominciare dal sacco a pelo (meglio se adatto per sopportare temperature abbastanza basse, visto che in agosto nell’emisfero australe è inverno inoltrato, con una forte escursione termica tra il giorno (+25/30°) e la notte (0/-1°). La partenza è imminente, ci rendiamo conto di avere i minuti contati per procurarci quello che manca; con la classica frenesia cittadina, ci catapultiamo in un megastore di articoli sportivi aperto fino a tarda sera dove, in una bolgia di clienti (anche loro dell’ultima ora), troviamo ciò che cerchiamo.
Finalmente! Non resta che mezz’ora di fila alla
cassa e un’altra ora di caos automobilistico per rientrare a casa, sognando
spazi immensi, scenari possenti, lontanissimi da questa nostra affollata
civiltà. Il viaggio namibiano inizia all’aeroporto di Windhoek, la capitale
situata a 1.630 m.slm. L’aeroporto è molto distante dalla città, poiché
costruirlo nei suoi pressi sarebbe stato impossibile data la conformazione
geografica di questa parte della Namibia, avara di zone pianeggianti; il
trasferimento in città ci fa già capire quale sarà il paesaggio dell’altipiano
che percorreremo nei prossimi giorni.Appena giunti è d’obbligo una visita alla città,
dove la lingua più parlata è il tedesco (la strada principale, oggi
Indipendence Avenue, prima dell’indipendenza si chiamava Kaiser Strasse!) e
dove costruzioni moderne affiancano chiese luterane, curiose costruzioni in
stile tedesco e rigogliosi giardini.

Il giorno successivo partiamo per il tour che
sappiamo essere avventuroso ma non immaginiamo ancora quanto. I fuoristrada (due
Toyota da 3.600 cc e una da 4.700 cc, rigorosamente alimentate a benzina) ci
aspettano all’esterno del nostro lussuoso albergo, attrezzati di tutto punto
per affrontare insieme i prossimi 18 giorni, durante i quali percorreremo circa
4.000 Km, di cui l’80% su strade sterrate e piste fuoristrada. Il nostro
gruppo è abbastanza eterogeneo, siamo in 13, comprese le 3 guide-autisti
(esperti dei territori della Namibia e, soprattutto, della guida 4X4 in
fuoristrada) un italiano, un sudafricano e un angolano, quest’ultimo ci sarà
molto utile, soprattutto nella seconda parte del viaggio nei contatti con la
popolazione Himba. Ci dirigiamo quindi verso ovest, tra le montagne che
delimitano l’altopiano centrale dalla fascia costiera desertica; paesaggi
unici si aprono improvvisamente davanti ai nostri occhi oramai non più abituati
ai grandi spazi.

Pernottiamo al Petrified Dune Lodge, una farm nei
pressi del Parco Nazionale del Namib; un posto mozzafiato dove le dune (che,
come dice il nome, subiscono un processo di pietrificazione) sono proprio di
fronte alla porta della nostra stanza e, all’alba, sembrano brillare di luce
propria ma è ovvio che sono le prime ad essere illuminate dai raggi del sole
sorgente. Le visitiamo nel momento più suggestivo della
giornata: il tramonto. Seduti sulla sabbia rossa, che dal Kalahari compie il
suo lungo, ventoso viaggio per mettere millenarie radici qui, proviamo una
sensazione di serenità e di tranquillità; i colori che le dune assumono grazie
ai raggi radenti del sole, ci scaldano dentro sebbene la temperatura esterna
cominci a scendere quando le ombre, sempre più lunghe, disegnano sulla sabbia
figure familiari che ci abbracciano e ci coccolano per darci il benvenuto nel
deserto, il “luogo senza nessuno”, il Namib.

È da qui che inizieremo le escursioni per il Sesriem
Canyon e per le famosissime dune color albicocca di Sossusvlei, che superano i
300 m. di altezza, le più alte del mondo. Grazie alle auto 4x4 possiamo avvicinarci alle dune,
evitando il lungo tratto di strada a piedi dal parcheggio delle 2x4, decisamente
impegnativo soprattutto nelle ore più calde; abbiamo così risparmiato preziose
energie per affrontare la faticosa scalata di una di quelle montagne di sabbia
(circa 100 m di altezza) che, una volta arrivati in cima, ci ripaga ampiamente
dello sforzo presentandoci un caleidoscopio di colori che cambiano a seconda di
dove guardi e di come il sole illumina la sabbia: ora arancio, ora ocra, ora
albicocca matura, ora avana o quasi grigio mentre i nostri occhi guardano oltre
l’orizzonte cercando un limite che non esiste; salire sulla duna è stato
appagante, scendere è stato come volare.

Tornati al lodge, anche la notte ci regala uno
spettacolo unico; un cielo stellato incredibilmente luminoso, come desideravamo
vedere da tanto tempo; un momento magico e uno splendido regalo di compleanno
che rimarrà indelebile nelle nostre menti. L’indomani si riparte in direzione di Swakopmund;
anche questo spostamento ci riserva molte sorprese: improvvisamente, lungo la
pista, nel bel mezzo del deserto, grandi rocce sparse come se fossero state
messe lì di proposito; sono massi di dolerite ricchi di ferro che, se percossi,
suonano come un martello su un’incudine di 125.000.000 di anni fa.

Seguendo la linea delle montagne con la cresta di
dolerite (come dinosauri giganti) siamo finiti dritti-dritti nella Valle della
Luna (Moon Valley) non prima di aver visto la Valle delle Welwitscie; sono
piante endemiche che, sorprendentemente, raggiungono i 2.000 anni di età
(datati con il metodo del “carbonio 14”), producono solo due foglie
nastriformi che possono raggiungere i 5 m di lunghezza per nutrire la pianta
trattenendo l’umidità della notte; non ci crederesti mai ma sono delle
conifere, proprio come i nostri pini e abeti, i maschi e le femmine si
distinguono dalla forma più o meno lunga delle piccole pigne che producono.
Questo si sta rivelando un viaggio in astronave o nella macchina del tempo: in
pochi chilometri cambia il pianeta o l’era in cui ti trovi.

Giungiamo a Swakopmund, una deliziosa cittadina
posizionata direttamente sull’Atlantico, in tempo per ammirare uno splendido
tramonto sull’oceano che raramente è così limpido, a causa della fitta
nebbia che staziona su questo tratto di costa, provocata dall’incontro di due
correnti (quella calda del Kalahari, proveniente da est, e quella fredda del
Benguela, che giunge dall’Antartico). Infatti, il giorno seguente siamo meno fortunati ma
ciò non ci impedisce di partire per la cittadina di Walwis Bay, circa 30 Km
più a sud, dove ci viene rilasciato il permesso indispensabile per effettuare l’escursione
a Sandwich Bay.
Raggiungeremo la baia, circondata da enormi dune di
sabbia, dopo uno spettacolare percorso in parte sul bagnasciuga e in parte sulle
dune. Purtroppo l’oceano se ne sta lentamente
riappropriando ma, con un occhio all’orologio per tenere sotto controllo la
marea, ci gustiamo il mare, i gabbiani, le foche e le gialle dune che si
uniscono alle verdi onde oceaniche che lasciano sulla riva una spuma bianca che,
mossa dal vento, ribolle, pulsa, sembra viva.
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