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Medugorje - Mostar
Facilmente raggiungibile in modo particolare dal centro Italia. Da Roma basta imbarcarsi la sera a Pescara e il giorno dopo a pranzo sei al santuario della Madonna. Al massimo in un paio di ore si raggiunge Mostar
di Andrea Tancredi

Nel
lontano agosto 1983 sentii parlare per la prima volta delle apparizioni della
Madonna di Medugorje, eravamo in vacanza con la roulotte in un campeggio di
Grado. Mentre ci recavamo per una gita a Venezia, in treno incontrammo un gruppo
di pellegrini che erano stati a Medugorje e ci raccontarono della loro
esperienza. Erano trascorsi poco più di due anni dalla prima apparizione, che
avvenne il 24 giugno 1981 quando un gruppo di ragazzi testimoniarono
l’avvenimento. D’allora in poi Medugorje divenne meta di pellegrinaggio da
parte di così tanta gente da diventare in breve tempo il posto più frequentato
di questa parte d’Europa.

Si
stima che il luogo sia già stato visitato da oltre 20 milioni di persone
arrivate da tutto il mondo. Il villaggio di Bijakovici è il luogo dove avvenne
la prima apparizione mentre la chiesa parrocchiale di San Giacomo rappresenta il
posto d’incontro e preghiera dei pellegrini. Sul monte dell’apparizione il
Krizevac fu eretta una grande croce di pietra: alcuni pellegrini fanno il
percorso a piedi nudi fino al luogo dell’apparizione! Noi siamo arrivati a
Medugorje in camper con le indicazioni che ci aveva fornito l’amico Sebastiano
Gioviale con il quale ci siamo incontrati al Pansion Camp Zemo, (un campeggio
spartano ma con tutti i servizi essenziali).
Sebastiano
(foto a sinistra) è una preziosissima guida sia per visitare l’esterno della
casa della veggente Vicka Ivankovic - Mijatovic, sia per partecipare alla Via
crucis che si dirama per diverse centinaia di metri sulla montagna.
Chi
fosse interessato al pellegrinaggio, e a visitare questi luoghi con il camper
può contattarlo telefonicamente al 3394182343. Una riflessione a parte merita la
città di Mostar che dista soli 29 km. Raggiungibile in un’ora e mezza circa, a
causa delle cattive condizioni della strada che obbligano a percorrerla a non
più di 30 km l’ora. Questa città martire, antica capitale dell’Erzegovina, si
sta lentamente riprendendo dalle ferite della guerra del 1992, e per rilanciarsi
ha bisogno proprio di turisti. Mostar, fin dall’anno della sua fondazione il
1452, fu un anello di congiunzione tra il nord e il sud della bosnia-
Erzegovina, ma anche tra l’Erzegovina orientale e quella occidentale tanto che i
Turchi nel 1557 vi edificarono un nuovo ponte.
Opera
realizzata dal progettista Hajrudin discepolo del famoso architetto Sinan che
tante opere ha lasciato a Istambul e in altre città della Turchia. La città
vecchia non è ricca solo di architetture islamiche, fin dal 1553 esiste un
convento francescano, costruito con donazioni del Sultano Abdulaziz che regalò
un terreno e parecchio denaro per la sua edificazione, come testimonia la lapide
incisa sul portone.
Altro
simbolo di un antica tolleranza religiosa, barbaramente spazzata via dalle
generazioni successive, fu la costruzione di una chiesa ortodossa che arricchì
ulteriolmente il patrimonio culturale della città. L’insediamento degli ebrei a
Mostar e la costruzione nel 1889 della Sinagoga completarono infine l’aspetto
multiculturale della città unica nel genere in tutta l’Erzegovina. Oggi il
centro storico brulica di vita; riaffiorano botteghe artigiane che tra i vari
tradizionali prodotti, riciclano vecchi proiettili di tutte le dimensioni con
incisi bassorilievi della tradizione locale, di dubbio gusto!
Noi
ci siamo rifiutati di riportare come souvenir tali oggetti, anche se forse
nell’intento degli artigiani che li realizzano c’è la volontà di esorcizzare una
qualche volontà di rifiuto della guerra, usando tali manufatti. Passeggiando per
la città i segni della recente tragedia sono ancora evidenti, come testimoniano
la presenza di molti invalidi di guerra e della forza multinazionale di pace. Ma
oggi Mostar è una città che torna ad attirare turisti da tutto il mondo, nelle
strade si sentono parlare italiano, spagnolo portoghese, tedesco, inglese,
francese. I giovani hanno ripreso la vecchia tradizione di tuffarsi dal ponte
vecchio, ma non lo fanno fin quando uno di loro non ha raggranellato una
cospicua cifra che poi si divideranno. Ultima curiosità; la gente dopo tanto
dolore può quantomeno riposare in pace. I necrologi cattolici, ortodossi e
musulmani sono affissi sui muri della città uno affianco all’altro.
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