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Albania il paese di fronte
Tutto era iniziato non dico con timore, quanto meno con cautela. I pochi che avevano fatto questo viaggio in camper, dichiaravano che andava fatto avendo con se persone che controllassero i camper durante le soste, che facessero da interprete durante gli spostamenti, che si doveva parcheggiare lontani dai grossi centri abitati e raggiungerli noleggiando dei bus. Niente di tutto ciò è vero, l’Albania è un paese sicurissimo, senza delinquenza, i luoghi dove ci si ferma sono più che sicuri, le strade sono buone al 90% con fondo stradale spesso appena fatto, iniziano a costruire le prime autostrade. Tutti i luoghi da visitare sono raggiungibili in camper, la gente al 85% conosce l’italiano ed è sempre pronta ad aiutarvi senza secondi fini. L’unico neo è l’immondizia, presente sopratutto nelle città della costa, all’interno i paesi sono molto più puliti.
Quanto costa viaggiare in Albania
| Guida “Albania” di Gillian Gloyer (della Bradt Travel guide) | € 23,00 |
| Cartina “Albania” (della freytag & berndt) | € 9,95 |
| Traghetto da Brindisi a Igoumenitsa (2 persone) | € 185,00 |
| Carta Verde per “Albania” (fatta al confine, a camper) | € 45,00 |
| Assicurazione medica “Albania” (fatta in Italia, per 2 persone) | € 90,00 |
| Camping “Albania” 3 notti (a camper) | € 13,00 |
| Parcheggi a pagamento 5 notti | € 29,00 |
| Musei e guide in “Albania” n. 14 ingressi (2 persone) | € 54,40 |
| Pranzi e cene n. 14 (2 persone) | € 134,00 |
| Consumazioni medie al bar in “Albania” (2 persone) | € 1,60 |
| Tasse all’uscita dall’Albania 20 giorni (a camper) | € 40,00 |
| Traghetto da Zara ad Ancona (2 persone) | € 218,00 |
| In Albania abbiamo percorso 1.300 km, costo del gasolio | € 172,00 |
| 20 giorni di permanenza solo in Albania sono costati in totale | € 1.650,00 |
| Il viaggio è durato in tutto 32 giorni con un costo totale | € 2.150,00 |
Testo e fotografie di Luciano Tancredi

Era l’oramai lontano inverno del 1999 quando in una delle nostre, quasi quotidiane, chiaccherate davanti ad un aperitivo in piazza della Rotonda al Pantheon con l’indimenticabile amico Nino Grazzani si fantasticava di viaggi da progettare, che iniziai a parlare dell’Albania.
Ancora continuavano gli sbarchi di clandestini sulle coste pugliesi, lui mi diceva i tempi non sono maturi, ma sicuramente verrà un giorno che questo paese potrà essere visitato anche da noi camperisti. Nel 2006 sempre seduto ad un bar questa volta per un caffè con l’amico Andrea Fioretti eravamo a Medjugorie, in Bosnia, i nostri vicini di tavolo parlavano del loro prossimo viaggio in Albania, che da lì a pochi giorni avrebbero fatto, dopo aver attraversato il Montenegro.
Scambiammo due chiacchiere con questi occasionali conoscenti camperisti, mentre aspettavamo le nostre mogli di ritorno da una visita sulla montagna delle apparizioni della Madonna. Alla fine concludemmo che forse i tempi erano oramai maturi per progettare il viaggio.
Quest’inverno con altri amici abbiamo progettato il viaggio in Albania, Montenegro e ritorno dalla Croazia. In primavera già dei gruppi organizzatori di viaggi in camper proponevano l’Albania, praticamente tutti partendo da Bari con arrivo a Durazzo.

Noi abbiamo scelto di partire da Brindisi entrando dalla Grecia, ed è una soluzione ottimale ed economica, sbarcando a Igoumenitsa dirigendoci con l’autostrada gratuita verso Joanina ed entrando da Kakavia. Arrivati al confine niente paura la coda sulla salita di un 1 km circa si evita, tenendosi sulla destra, i poliziotti greci fanno fare una fila solo per i cittadini comunitari. In un quarto d’ora superiamo il confine, ci preoccupiamo di fare l’assicurazione, in quanto l’Albania è esclusa dalla carta verde, è necessario contrattare perchè loro non capiscono come assicurare il camper ritenendolo un furgone propongono di assicurarlo per un mese a 120,00 euro, noi siamo riuscita a pagare 45,00 € per 3 settimane. All’ingresso compilano un modulo dove è segnata la targa e il giorno d’entrata, quando si esce si pagheranno 2,00 € per ogni giorno di permanenza, attenzione se uscite in Macedonia rischiate di pagare 5,00 € al giorno, come ha fatto qualcuno che ha attraversato questo confine.
I
l nostro viaggio è iniziato da Gjirocastra è un’interessante città situata a 300 m sul livello del mare e dominata dal monte Mali i Gjiere, nella cui valle scorre il fiume Drin.
Con i nostri tre camper siamo arrivati fino davanti all’ingresso del castello, dove rapidamente siamo entrati usufruendo della piacevole aria fresca rispetto all’esterno decisamente più caldo.
Anche Gjirokastra come le altre città dell’Albania fu strutturata pensando alla difesa; percorrendo le strette viuzze del quartiere antico protetto dalle mura della fortezza si nota che quasi non esistono finestre sul piano della strada, segno del bisogno della città di proteggersi da invasioni e scorrerie. Questa città diede i natali a Enver Hoxha nel 1908, segretario del partito comunista albanese che organizzò la resistenza contro l’occupazione italo-tedesca diventando in seguito il dittatore che per più di cinquant’anni impedì ogni contatto tra l’Albania e il resto del mondo.
Da non perdere il Museo Etnografico, che si trova nella ricostruita casa di Enver Hoxha distrutta da un incendio negli anni sessanta. Qui ritroviamo la classica struttura delle case patrizie con la stanza del fuoco (dhoma e zjarrit) dove è sempre presente un caminetto (oxhaku) la cui funzione oltre a scaldare la stanza è di decorarla dignitosamente, è ricco di oggetti originali e l’ingresso costa 200 lek compresa la guida. Visitiamo la prima Moschea attratti dalla voce del müezzin il quale parlandoci in italiano ci tiene a farci vedere con il microfono in mano che ha declamato dal vivo non con un disco registrato, è molto simpatico e disponibile e ci da immediatamente la dimensione di quello che sono i rapporti interreligiosi di questo paese che nonostante oltre 500 anni di dominio turco, quasi ininterrottamente, ha ottenuto nel 1912 l’indipendenza poi di nuovo 7 anni di dominio prima italiano, poi tedesco ed ancora 41 anni di dittatura comunista tra le peggiori del mondo. 
È l’unico paese dei balcani che non ha mai fatto una guerra di religione. Mentre stiamo per uscire ci chiama e ci porge un vassoio colmo di morbidi dolci con zucchero a velo.
Nel pomeriggio ci trasferiamo a Saranda, durante il tragitto si può visitare
Syri i Kaltër (occhio blu in italiano) è una sorgente carsica situata sulle pendici occidentali del monte Mali i Gjerë.
L’acqua sgorga ad una temperatura di 12,75 °C, ed è la sorgente più ricca del paese. A Saranda è possibile la sosta notturna nei parcheggi dei ristoranti sul mare lungo la strada che porta a Butrinto, è sempre consigliabile contrattare chiedono sempre cifre alte, noi da 15,00 euro al giorno ne abbiamo pagate 6,00 con acqua e luce.
Questa città è la Montecarlo dell’Albania, qui vengono le giovani coppie in viaggio di nozze è pieno di alberghi, ristoranti e locali vari. Meno che in altri posti, ma comune a tutta l’Albania, è diffusa l’immondizia che tutti gettano in strada, senza curarsi troppo per quello che si vede e sopratutto al cattivo odore che emana.
Al mattino percorrendo circa 20 km ci trasferiamo a Butrinto, la strada è la peggiore che incontreremo durante tutto il viaggio, strettissima e piena di buche, spesso si è costretti a camminare sul ciglio della strada senza
guard-rail, a passo d’uomo e incrociando le auto che vengono in senso contrario.

È necessario stare attenti a non strusciarsi reciprocamente, meglio se s’incontrano autobus, camion o furgoni sono più pratici degli automobilisti e con più capacità di movimento. Quando arriviamo ci fermiamo nel parcheggio proprio difronte agli scavi archeologici. Le donne fanno i primi acquisti di monili e braccialetti portafortuna, ce n’è proprio bisogno. Prima di entrare notiamo la lastra commemorativa di
Luigi Maria Ugolini, capo della missione archeologica italiana che alla fine degli anni ‘20 scoprendo il sito disse:
“Le falde meridionali del colle di Butrinto erano ricoperte da impenetrabile e vecchia boscaglia. Apertovi un varco - più con gli occhi del desiderio e con l’aiuto della speranza che con la visione diretta e reale - intravidi un piccolo resto di muro... Decisi perciò di seguirvi un saggio di scavo... I sacrifici allora compiuti dalla missione, e gli altri successivi, ebbero un largo compenso, poichè alla fine dei lavori apparve un teatro.
Entriamo è il sito archeologico con il ticket più costoso 500 lek più 200 lek per il museo e altri 200 lek per la nostra bravissima guida, che, in un paio d’ore ci fa visitare tutto il complesso archeologico con passione verbale e ricchezza d’informazioni. Peccato che non riusciamo a vedere il famoso mosaico del battistero ricoperto per motivi di conservazione, avrebbe bisogno di una struttura di protezione come i mosaici di Piazza Armerina o di siti analoghi.

Normalmente chi frequenta i siti archeologici d’estate sa che il caldo a volte è insopportabile, questo contrariamente alla norma, è un luogo comodo da visitare a qualsiasi ora, perchè è completamente ombreggiato da alberi secolari, e tira una leggera brezza marina piacevole sulla pelle. Dall’alto del Palazzo della Triconca si vede il Canale Vivar e la fortezza veneziana, qui scopriamo che è possibile entrare dal posto di frontiera di Konispol da dove sono passati dei turisti milanesi provenienti da Sivota in Grecia. Ci riposiamo un giorno in riva al mare tra Butrinto e Saranda, il giorno dopo partiamo facendo alcune soste: in un campeggio molto spartano a
Borsh, ma dai costi irrisori 5,00 euro compresa acqua e corrente dove abbiamo cenato con 7,00 euro a coppia. Davanti al campeggio c’è una spiaggia a ciottoli con un mare trasparente dai colori intensi, sembra di essere in Sardegna, ce lo conferma la presenza della nostra amica sarda Antonella. Qui abbiamo il piacere di conoscere Leone un professore di lingue del liceo che parla un’ottimo italiano, con lui parliamo un paio d’ore di tante cose, e ci fa capire di quanto sia disponibile questo popolo, prima perchè si presenta con un vassoio con dell’anguria e del melone freschi, già tagliati a bocconcini, come si usa in Turchia e nei paesi arabi, è in compagnia del fratello della moglie dei figli. Ci rendiamo conto confortati dai suoi racconti che quasi tutti gli albanesi parlano italiano, grazie alla televisione ma anche alla buona volontà di approfondirlo con le sfumature che ogni lingua ha.

Tra l’altro ci dice che guadagna circa 330,00 € al mese, ma per fare una vita dignitosa nella sua famiglia con tre figli lavora anche la moglie, mediamente la gente ha stipendi di 210,00 euro, tutti quelli che lavorano in Europa tornano per le ferie in agosto, i giovani sopratutto per sposarsi, ci dice ancora per costruire lo scheletro di una palazzina di 2 piani occorrono circa 18.000 € di materiale e 1.500 € di manodòpera. Ha viaggiato diverse volte in Italia e conosce tutta la costa adriatica fino a Venezia, Trieste compresa, ha una figlia che studia in Germania.
Nel pomeriggio dopo pranzo li invitiamo a prendere un caffè al campeggio, continuando la nostra conversazione, ne approfittiamo per avere delle indicazioni utili per il nostro viaggio. Dopo esserci accomiatati dalla famiglia albanese ci dirigiamo verso la fortezza di Ali Pasha Tepelena a
Porto Palermo, dove durante il regime c’era una base di sommergibili, è un bel posto per fermarsi in camper dove si può visitare l’antica fortezza turco-veneziana. C’è una lingua di terra per arrivare all’isola fortezza. In questo posto abbiamo conosciuto l’unico italiano che credo abbia attraversato l’adriatico
(con un piccolo gommone di 4,50 metri) in senso contrario, era in compagnia della moglie, venivano dalla Puglia ed avevano impiegato meno di un’ora per fare i circa 68 km di traversata.

La strada per il passo di Llogaraja è un saliscendi continuo, però è stata asfaltata da poco e tranne quando si passa nei paesi non si incontrano tratti dissestati, è comunque necessario fare attenzione anche se il traffico è quasi inesistente, per la mancanza di
guard-rail. Il passo è situato a circa 40 km a sud di Valona, ha un’altitudine che varia da 470 fino a circa 950 metri.
Approfittiamo della sosta sul passo per pranzare gustando il famoso agnello e capretto a girarrosto, con miele e formaggi caprini vari. Si trovano alberi dalle cime particolarmente interessanti, modellate dal costante vento proveniente dal mare. Un esempio meraviglioso è la “Pisha Flamur” (Pino Bandiera), un raro monumento naturale di importanza scientifica e turistica. Questo parco offre panorami belli e affascinanti, la vegetazione è formata in grande parte da alberi conifere tipo pino nero e frassino.

Dalla Qafa di Llogara a circa 3 km in linea aerea, si può vedere il mare Ionio, le parti delle cime delle montagne di Vetetima e una buona parte della Riviera Albanese. Sul tardo pomeriggio arriviamo a
Valona, il traffico è sicuramente aumentato, ma non così caotico come alcuni avevano raccontato, inesistenti i famosi tombini scoperti. Troviamo con facilità da parcheggiare vicino alla sede del
KS Flamurtari Valona la squadra che ha vinto 8 campionati ed ha partecipato anche alle coppe europee.
Valona è una delle città più antiche dell’Albania. ha circa 95mila abitanti, qui nel 1912 fu dichiarata l’indipendenza dalla Turchia. È piena di gruppi elettrogeni lungo tutte le strade, caratteristica che non abbiamo trovato in altre città. La sera incontriamo un autobus di giovani con abiti tradizionali albanesi che devono partecipare ad una festa, ci informiamo, con nostra meraviglia ci dicono di essere di cosenza di una delle tante minoranze “Arbëreshë” che vivono nella nostra penisola da oltre 450 anni.

Al mattino prima di partire visitiamo la Moschea Muradi progettata dal famoso architetto turco Sinan. Impieghiamo oltre un’ora per trovare il mare, è una spiaggia vicino a Poro, ricca di stagni con uccelli e dune con vegetazione mediterranea, attenzione a dove si passa perchè ci si può insabbiare. In questo posto ci sono dei ristorantini dove è possibile cenare mangiando pesce con 6,50 euro e pernottare gratuitamente. Il mare con la sabbia scura non è particolarmente trasparente. La sera a cena il gestore ci racconta che negli anni ‘90 da qui partivano i gommoni carichi di persone per l’Italia, ed ancora adesso la sera capita che si avvicinino le motobarche della nostra Guardia di Finanza che ancora pattugliano la costa.
Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Fieri, ci fermiamo a dormire nel sito archeologico di
Apollonia, essendo solo in tre ci consentono di fermarci nella parte alta direttamente nel sito, oltre il Monastero, sotto gli alberi.
Ne approfitto per fare delle fotografie salendo direttamente sul campanile della chiesa, lo spettacolo è stupendo si vede fino al mare. Apollonia era una delle città romane più importanti, qui studiò l’Imperatore Ottaviano Augusto, dopo l’assassinio di Giulio Cesare dovette lasciarla in tutta fretta, tornare a Roma, per assumere il potere.

Il mattino dopo faccio la mia passeggiata e passo per il cimitero, do’ un’occhiata ad alcune tombe antiche, mi si avvicina uno dei guardiani del sito che mi porta a vedere la tomba dei suoi genitori. Proseguo lungo la strada mi si affiancano i due cani che erano stamattina vicino ai camper, vanno avanti e indietro sembrano quasi proteggermi, arrivati vicino ad una casa di contadini ci vengono incontro 5 cani di tutte le taglie, abbaiando e ringhiando, i miei 2 protettori cosa fanno?
Si nascondono dietro di me, cercando protezione, prendo per precauzione un sasso ma non c’è bisogno di tirarlo, gli grido contro qualcosa, mi guardano, si girano e se ne vanno. Forse anche loro conoscono l’italiano. Torno ai camper cerchiamo una guida, in un paio d’ore ci fa visitare il sito e ci costa 200 lek compreso l’ingresso. Visitiamo anche il monastero dove il pope ci fa da guida con un approssimativo italiano. È abbastanza presto decidiamo di andare ad
Ardenica per visitare la chiesa di Santa Maria che è decorata con affreschi di
Kostandin e Athanas Zografi, famosi iconografi della scuola di Korca.
Prima pranziamo, fa un caldo terribile, intorno ai camper si aggira una simpatica vecchietta, la quale ci chiede qualche spicciolo, nel frattempo arrivano delle macchine di albanesi che ci invitano a non dare soldi alla nonnina in quanto sostengono che la strada non è di sua proprietà.

Mentre mia moglie Anna prepara il pranzo faccio una rapida visita al monastero, le opere che conserva sono notevoli, informo gli altri equipaggi, non si può perdere la visita di un luogo così bello. Anche qui chi ci apre fa da cicerone, quando non abbiamo trovato una guida di professione qualcuno si è sempre praticamente adoperato per darci delle spiegazioni. Visitando queste chiese bizantine si ha la sensazione che il tempo si sia fermato, hanno sicuramente quel mistero mistico, che ti fa sempre riflettere sull’esistenza del creatore.
Nella chiesa conosciamo due ragazze di Tirana ed un giovane che vive in Germania, ci fermiamo a chiacchierare, lui offre da bere a tutti in un chiosco. Arriviamo a
Berati alle 16,15 chiediamo ad un poliziotto dove ci possiamo fermare e ci indica il Boulevard, mentre ci avviciniamo notiamo che c’è una colonna di camper sono i mezzi di Peppe Truini che guida un gruppo dell’Assocampi.

Ci fermiamo a salutare ci sono diversi amici con i quali abbiamo condiviso diversi viaggi, loro stanno per partire facciamo in tempo a salutare:
Mario e Mariuccia Palombi, Paolo e Lina Vetturini, Aldo, Elda, Gianna e Tonino Bianchin. Ci sistemiamo e andiamo a visitare il quartiere musulmao di Mangalemi dove si trova la Moschea degli scapoli.
Il quartiere è caratteristico con stradine strette come i nostri paesini medievali, molte case sono in stile turco con le classiche sporgenze, che quasi toccano i muri dell’edificio difronte. È situata sulla riva destra del fiume Osum poco lontano dalla confluenza fra questi e il fiume Molisht.
Attraversiamo il ponte di Gorica per recarci nell’antico quartiere cristiano di
Gorica e visitiamo la chiesa di St Thomas questa è una delle rare occasioni che le signore riescono a vedere cosa c’è dietro alle immagini sacre, dove viene svolta parte della funzione religiosa ed è interdetto l’ingresso alle donne. Torniamo attraverso il ponte pedonale dove incontriamo una coppia di sposi gli stanno facendo un servizio fotografico.

Passeggiamo per la città facciamo qualche acquisto ordiniamo delle pizze da asporto e mentre torniamo ai camper, vediamo che è arrivato un altro gruppo di camper e salutiamo gli amici
Remo e Franca Bucci, Andrea di Parma ed altri. Quest’anno l’Albania è decisamente di moda, però in 20 giorni oltre a questi 2 gruppi incontriamo solo un terzo gruppo ad Apollonia, ed un solo camperista italiano a Pogradec.
Al mattino presto prendiamo in affitto un pulmino per visitare la cittadella con 1.000 lek ci porta, ci aspetta per la visita e ci riporta indietro, la guida ci costa 300 lek a coppia. Il castello-cittadella è ancora abitato, dall’alto c’è una magnifica vista, per la prima volta riusciamo anche ad entrare in un Minareto è quello che resta della distrutta Moschea Rossa. Visitiamo nel centro del quartiere, il Museo “Onufri”. Con una collezione di icone e oggetti di shërbesës (liturgici).
È organizzato nella chiesa cattedrale di Santa Maria costruito nel 1797. Costa
200 lek con la guida che parla in italiano, la signora è molto preparata,
specialmente sull’iconografia delle immagini rappresentate, sul valore della
scuola di Onufri. Il Museo è dedicato al famoso pittore Onufri, attivo
fino al 1547 a Berat, il quale ha creato, con la sua opera, le condizioni per la
resistenza anti turca e ha lasciato una consistente creatività
iconografica. Grazie al suo carisma divenne una delle piu` alte sfere della
chiesa bizantina.
Fondò anche una scuola per la pittura delle icone, che in seguito fu portata avanti dal figlio Nicola e dai suoi seguaci Onufri Kiprioti e Konstantin Shpataraku.
La sua pittura fuoriesce dai canoni dell’arte sacra bizantina, molto legata a schemi e regole rigide, egli libera la sua pittura da queste briglie e compone opere più innovative per la sua epoca, inserisce paesaggi urbani e anche personaggi reali, in un suo San Giorgio e il drago egli rappresenta Skanderbeg contro i Turchi.
Questa sua tecnica realistica si collega direttamente con il movimento rinascimentale italiano, riesce a dare una rappresentazione anche della vita interiore dei suoi personaggi, umanizzandoli, rendendoli meno distanti dallo spettatore che osserva l’opera. Il carattere tipico dell’archittetura e degli interni ben si adatta all’esposizione delle icone ed ha lo scopo di conservare i valori di significato e la loro natura originale. Finita la visita alla cittadella partiamo per Elbasan che dista circa 85 km arriviamo per l’ora di pranzo e ci fermiamo sulla piazza dei bus extraurbani, dove pernotteremo senza problemi. Nel pomeriggio un temporale estivo ci fa ritardare la visita alla città vecchia e alla Moschea del Re, completamente restaurata dopo la riapertura, anche qui la cittadella di quella che fu una delle principali città romane sulla
via Egnatia con il nome di Skampini, dopo che Costantinopoli diventò capitale dell’impero acquistò primaria importanza come collegamento con le province occidentali, con i Balcani e con la penisola italica in particolare.
Nel 320 d.C. fu fortificata con una cinta muraria in grado di ospitare un’intera legione, dotata di 26 torri, a protezione dalle invasioni barbariche; l’impianto quadrilatero del castrum fondava il proprio decumanus sulla via Egnatia, che lo attraversava da est a ovest, costituendo pertanto un presidio militare di rilevante consistenza.
Durante la nostra passeggiata sulla
Qemal Stafa sotto la Torre dell’Orologio incontriamo i giovani della Comunità di Sant’Egidio, qui si è svolta l’estate di solidarietà nell’ospedale “Sadik Dinci”
della città di Elbasan, la più grossa struttura psichiatrica di tutta l’Albania, che oggi accoglie circa 280 pazienti.La festa in piazza è stata un evento davvero speciale perché è stata la prima manifestazione pubblica cittadina a cui hanno preso parte i malati dell’ospedale psichiatrico. Tutto si è concluso con canti e balli popolari e con un abbondante rinfresco preparato dai partecipanti al corso di cucina di suor Gertrude. Noi con piacere abbiamo partecipato e scambiato impressioni con i giovani della comunità.
L’indomani ci dirigiamo verso il Lago di Ohrid, la vista scendendo dalla montagna è spettacolare, da’ quasi l’idea di un mare, è uno dei maggiori laghi della penisola balcanica ed è considerato uno dei più antichi della Terra. Il lago è situato ad un’altitudine di 695 m è grande quasi quanto il lago di Garda, ed è profondo 289 m. La parte principale del lago fa parte della Repubblica di Macedonia e una parte minore appartiene all’Albania.
Ci fermiamo a Pogradec, in pieno centro tra i giardini ed il lago, senza problemi, è uno dei più incantevoli siti turistici in Albania, e si caratterizza per la vista panoramica e l’acqua limpida del lago. In questo lago si trova il pesce di koran, simile alla trota, la sera ceneremo al ristorante
Perla, sicuramente la cena più buona e più costosa 1.500 lek. Il giorno dopo per la mia passeggiata mattutina, arrivo fino a quella che era la residenza sul lago del dittatore
Enver Hoxha è ancora sorvegliata dalla polizia essendo rimasta la villa dell’attuale primo ministro.
Al ritorno passeggiando con l’amico Ivan approfitto per far riparare le casse stereo dell’iPod che necessitano di una saldatura, qui si trovano ancora artigiani capaci, rapidi nelle riparazioni ed economici. Il giorno dopo anche Ivan approfittando dell’apertura di un meccanico fa fare una controllatina al suo gruppo elettrogeno che ha un problema, noi ci avvantaggiamo ed arriviamo in avanscoperta a Korça, dove lo aspettiamo, parcheggiando nientedimeno che al parcheggio davanti al Grand Hotel, lusso da camperisti.
Korça
è la più grande città sud-orientale, dell’Albania. Si trova sulle pendici
della montagna di Morava, a 800 metri sopra il livello del mare, è diventata
un’importante centro industriale e del commercio nel XVIII secolo.
Qui sorse, nel 1887 la prima scuola albanese, il cui edificio attualmente ospita
l’interessante Museo dell’educazione e anche, nel 1891, il primo istituto
femminile. Qui c’è ancora un grande bazar all’aperto con tante curiosità, come
in quelli dei paesi orientali. Proviamo a visitare il Museo Archeologico, che si
trova in luogo fresco, adiacente ad una vecchia casa turca, dove conosciamo una
ragazza italiana la quale assieme ad altre: inglesi tedesche e albanesi, fa
parte di una missione archeologica, e vengono ospitate in questa bella casa.
Proseguiamo il nostro giro passando davanti al Museo Bratko di arte asiatica
lungo la via Shetitore arriviamo all’antica birreria Korça. La prima birreria in
Albania fu costruita qui da un ingegnere italiano nel 1939, ed è ancora attiva.
Noi all’unanimità approfittiamo cenando con arrosticini, bevendo birra e
spendendo una cifra ridicola 650 lek a coppia. Incuriositi dalla struttura
architettonica dell’edificio, ci informiamo: il mattino dopo possiamo visitare
la fabbrica alle ore 9,30. La sera passeggiando con mia moglie, cercando un
ricordino per Giulia la nostra nipotina, riusciamo attraverso internet a
collegarci con Skype con i nostri figli, durante tutto il viaggio comunicare per
telefono è stato a volte un problema, i costi sono alti, come in altri paesi non
comunitari è consigliabile acquistare delle tessere telefoniche locali, al costo
di 600 lek si hanno 100 scatti e si fanno una decina di telefonate.
Con Skype, le telefonate sono gratuite, così quando trovavamo gli internet-point,
ci permettevamo lunghissime telefonate con i figli, con un costo ridicolo di 50
lek l’ora.
Durante
la mia passeggiata mattutina alle 7,45 sono davanti al Museo Nazionale di Arte
Medioevale, è aperto solo l’atrio che dà sulle scale, ne approfitto per fare
qualche foto, poi disinvoltamente salgo le scale ed arrivo nello studio dei
restauratori, i quali affabili e cordiali gentilmente telefonano all’addetta del
Museo, la quale arriverà dopo 3/4 d’ora nel frattempo mi offrono un caffè turco,
scatto alcune foto dalla finestra, ringraziando e congedandomi ne approfitto per
andare a vedere il Museo Archeologico che nel frattempo è stato aperto. La
distanza è di poche centinaia di metri, pago il ticket di 100 lek, la ragazza
della biglietteria cordialmente mi fa da guida, è un piccolo museo allestito in
una vecchia abitazione turca, con una grande scala a chiocciola, con notevoli
oggetti di artigianato illirico, sono gioielli e oggetti di uso quotidiano di
oltre 3500 anni fa, ritrovati tra le palafitte rinvenute a Maliq. Maliq è un
villaggio, a poca distanza da Korça, è il centro preistorico più importante e
meglio conosciuto dell’Albania e nell’intera area balcanica. Questi scavi sono
importanti perché provano la presenza di una solida cultura illirica nell’età
del rame. Gli scavi sono cominciati all’inizio degli anni Sessanta. Maliq è
situato sull’altopiano di Korça. La parte nord di questo altopiano nella
preistoria era sommersa dalle acque di un basso lago. Le abitazioni scoperte
erano situate su palafitte che richiedevano una raffinata tecnica di
costruzione.
Al
ritorno riesco a visitare il Museo nazionale di Arte Medioevale, molte le opere
della scuola di Berati del pittore Onufri e alcune dei fratelli
Kostandin e Atanas Zografi che sono tra i rappresentanti più noti.
Prima di ripartire visitiamo la fabbrica della birra Korça, è stata ampliata e
ristrutturata, una parte è stata sapientemente restaurata e presenta ambienti
con manufatti in ghisa di chiara ispirazione Art Nouveau. Uscito dalla
fabbrica dico agli amici e a mia moglie che devono fare qualche acquisto, che ci
vediamo più tardi io ne approffitto per andare a vedere Santa Maria Mborja Shen
Ristoz (Santa Resurrezione), però cambiano idea. Così andiamo nel sobborgo di
Korça su una collina, è un’adorabile chiesetta bizantina del XIII secolo,
vediamo delle persone che nel giardino all’ombra di alberi secolari giocano a
domino, ci sono anche dei bambini che vedendo i nostri camper si avvicinano
incuriositi, gli chiediamo informazioni ed in un perfetto italiano ci dicono che
andranno a chiamare l’incaricato che ha le chiavi per aprire.
Nel
frattempo parliamo con Mario ed Alisia due dei bambini, i quali ci dicono di
parlare almeno due lingue oltre l’albanese, e l’italiano, parlano spagnolo e
inglese, non so se sono figli di immigrati, fatto sta che con una popolazione
giovane che parla più lingue questo paese è destinato ad un grande futuro in
Europa. L’interno è minuscolo, con una piccola cupola, è tutta completamente
affrescata, i dipinti sono anneriti da un incendio, ed avrebbero bisogno di un
buon restauro. Lo spettacolo è affascinante e all’esterno l’edificio fatto di
modesta pietra locale nulla lascia presagire dei meravigliosi affreschi che
custodisce. Torniamo verso il lago di Orhid rinunciando alla visita di Voskopoja
essendo stati sconsigliati dai locali per la strada non asfaltata per
raggiungerla, forse sarebbe stato il caso di visitarla usando un mezzo locale.
Lungo la strada acquistiamo sacchetti di nocchie dai bambini, arriviamo al
camping Peschku di Pogradec è l’unico vero campeggio dopo quello spartano di
Borsh sull’adriatico, è piccolo ma ben organizzato, docce con acqua calda con
pannelli solari, è gestito da una famiglia locale e da un figlio sposato che ha
lavorato sul lago di Garda in un campeggio, quindi sa come gestire questo tipo
di attività. All’interno c’è anche un bel ristorante, l’acqua del lago
contrariamente a quelli italiani a meno che non si va a Sirmione, è trasparente
ed invita alla balneazione.
Faccio
un bagno e pesco con le mani due grossi granchi di acqua dolce, che il giorno
dopo rigetto in acqua. Alle spalle del campeggio passa ancora attiva una delle
poche linee ferroviarie dell’Albania, che sicuramente permette di visitare
luoghi ancora incontaminati di questo interessante paese. Gli amici Ivan e
Giuliano decidono di visitare la parte macedone, facendo il giro del lago, noi
non avendo il passaporto rinunciamo, ci vedremo in serata a Elbasan, dove noi ci
dirigiamo in mattinata, arriviamo alle 13,20 con Anna decidiamo di visitare
immediatamente il Museo Etnografico che chiude alle 15. È sicuramente il più
ricco di oggetti per la vita familiare, di artigianato, costumi attrezzi da
lavoro, di fabbri, carpentieri, oggetti per la lavorazione del tabacco, nelle
sale al piano superiore gli ambienti sono perfettamente conservati con mobili ed
oggetti di quella che fu una delle più belle abitazioni di una famiglia
facoltosa del XVIII secolo, dove c’è anche un bel balcone coperto in legno (çardak),
qui fu aperta la prima scuola di lingua albanese nel 1908. L’anno successivo si
tenne un congresso dove fu formalmente adottato l’alfabeto latino, in questa
città vi fu la prima sede della scuola di formazione per insegnanti. Alle ore
20,30 arrivano gli amici dalla Macedonia. Al mattino prima di partire ci
prendiamo un caffè dall’alto del grattacielo, dal quale si vede un magnifico
panorama sulla città e i monti che la circondano.
Arriviamo a Tirana alle ore 11,05 dopo aver percorso un tratto dell’antica via
Egnatia. Cerchiamo l’Hotel Dajti dove sappiamo che c’è un parcheggio custodito,
come norma nelle grandi città per motivi si sicurezza preferiamo scegliere
questi o i campeggi, quando ci sono. Contrattiamo per 1.000 lek per 2 notti.
Facciamo una passeggiata per conoscere la città, stiamo in un punto comodissimo
a 150 m da piazza Skanderbeg e dalla Moschea Et’hem Bey nel centro storico.
Arriviamo
al mercato centrale, approfittiamo per fare qualche acquisto, di prodotti
locali, in una pescheria troviamo delle acciughe, che ci vengono pulite e fritte
al prezzo di 250 lek per 1/2 kg. Nel pomeriggio andiamo sul Monte Dajti, è una
gita che non si deve mancare, ci si arriva con un autobus in circa 20 minuti e
30 lek di ticket, al capolinea si deve aspettare la navetta che porta alla
modernissima teleferica (con cabine da sei posti) che parte dalla periferia est,
dove con circa mezz’ora e 500 lek andata e ritorno ti porta in cima a Dajti. Ci
godiamo questa gita che offre anche un panorama della città con laghetti, boschi
e fattorie, oltre all’espansione verso la montagna dei nuovi quartieri
chiaramente residenziali di Tirana. Dajti è la montagna di Tirana, è alta
1680 metri ed è un parco naturale. Nel suo sottosuolo c’è un enorme bacino
idrografico che rifornisce anche Tirana. Nel Comune di Dajti ci sono 218
famiglie che coltivano ulivi, in tutta la zona ci sono 40.000 piante di ulivo
bianco. Facciamo una passeggiata di un’oretta consumiamo un bel cioccolato caldo
al bar ristorante, e ritorniamo verso la teleferica tra meno di un’ora smetterà
il servizio ed è opportuno fare tutto con calma. Ce ne torniamo a Tirana il bus
ci lascia vicino alla Moschea Et’hem Bey torniamo verso i camper dove ceneremo
all’aperto, finendo la serata con una partita a burraco. La notte non sarà delle
più tranquille, purtroppo c’è nei dintorni una discoteca che va avanti quasi
fino all’alba.
Il
giorno dopo visitiamo il Museo di Storia Nazionale che domina la grande piazza
Skanderbeg, con il suo mosaico esempio del trionfalismo dell’epoca. Nel 2004 il
sindaco di Tirana è stato premiato come miglior sindaco al mondo per come è
riuscito a cambiare l’immagine della città. È una città abbastanza piacevole da
girare a piedi che sta uscendo dignitosamente dal periodo di isolamento imposto
dal regime comunista. La capitale si sta anno dopo anno rifacendo il trucco.
Certo ci vorrà ancora del tempo, ma sono sulla strada giusta. Tirana è una città
relativamente nuova se si considera che fu fondata nel 1614 da Sulejman Bargjini.
La città ha cominciato a svilupparsi all’inizio del diciottesimo secolo. Il
Museo Storico Nazionale è il museo più grande e più interessante dell’Albania,
ricco di reperti provenienti da altri siti quali: il mosaico “La bella di
Durazzo”. La sua architettura monumentale è di chiara influenza sovietica. Noi
abbiamo avuto l’onore di avere per guida il Direttore del museo che per circa 3
ore ci ha fatto egregiamente da guida, rispondendo esaurientemente alle nostre
domande.Di fronte si ergono la cupola e il minareto della Moschea di Ethem Bey,
costruita nel 1793, uno degli edifici più caratteristici della città, ricco di
dipinti, cosa inusuale generalmente in tutte le moschee è la più antica moschea
suffita dell’Albania. Uscendo dal museo dirigendoci verso la torre dell’orologio
di Tirana, costruita nel 1830, che si trova accanto alla moschea, vediamo che
lungo tutti i marciapiedi sono ricoperti di tappeti e stuoie, è venerdì e
siccome la moschea non è molto grande la gente prega, come è uso nei paesi
musulmani sulla strada. Lungo il fiume Lana, in direzione sud, si possono vedere
le bianche pareti oblique di quello che una volta era il Museo Enver Hoxha: oggi
questo edificio viene usato come centro espositivo.
Prima
di arrivare all’edificio piramidale si passa sotto la campana della pace, che è
stata realizzata con la raccolta dei bossoli delle pallottole esplose durante le
sommosse del 1997. È stato un’esempio di pacificazione e di voglia di cambiare
messo in atto da insegnanti e studenti di tutte le scuole della città. In meno
di 50 km di autostrada raggiungiamo Durazzo, dove trascorriamo il ferragosto in
un ristorante in riva al mare, il pomeriggio ci trasferiamo al porto dove
dormiremo, e aspettiamo l’arrivo degli amici Gino e Fausta Palombo. Il mattino
dopo vado in avanscoperta a passeggiare in centro, arrivo sulla piazza del
Municipio dove c’è la Moschea di Fatih c’è anche un bel parcheggio, essendo
domenica è libero. Torno dagli amici e decidiamo di trasferirci in questa piazza
che ci permetterà di visitare in tutta comodità il centro storico, con
l’anfiteatro romano, le vecchie mura bizantine e veneziane. Il Museo
Archeologico sorge di fronte al lungomare, gli oggetti che mi hanno colpito di
più sono dei grandi vasi di vetro, delle grandissime terracotte, ed una grande
fornace per cuocere l’argilla, ritrovata integra vicino alla spiaggia di Currila.
In alto sulla collina alle spalle del museo c’è il vecchio palazzo reale di Re
Ahmet Zog.
Salendo
verso Kruja si attraversa una zona con una ricca vegetazione, arrivati in paese
si percorre una strada stretta, dopo un paio di km si arriva in cima al paese
sulla destra si vede il bazar, prendere a sinistra dopo 100 metri c’è un
“Lavazho” si può parcheggiare qui per 1000 lek, con acqua e corrente, avendo a
disposizione tutta la parte storica a 3 minuti il bazar e la moschea, a 10
minuti il castello con il museo è troppo comodo. Mangiamo ed andiamo a visitare
la moschea, il vecchio bazar turco è ricco di oggetti d’artigianato e
d’antiquariato mi intriga molto, ma il tempo stringe e andiamo a visitare il
Museo Storico dedicato ai grandi dell’Albania in particolare all’eroe nazionale
Skanderbeg, dal terrazzo c’è una magnifica vista fino al mare.
Rientrando do’ un’ulteriore occhiata al bazar, trovo un paio di apparecchi
fotografici interessanti che mi piace collezionare, ma non ci accordiamo sul
prezzo e desisto dall’acquisto. La sera grande tavolata nel lavaggio lasciatoci
a disposizione dal gestore, che dopo cena ci raggiunge con un suo amico che ha
vissuto oltre un decennio in Italia, adesso ha una fabbrica di scarpe per conto
di una ditta del nostro paese e realizza parte della lavorazione, la quale poi
viene ultimata in Italia in questo modo poi potrà essere etichettata Made in
Italy. Il nostro amico offrendoci dell’ottimo Rakj ci ha raccontato di quanto
fosse dura la vita durante il regime, e dei danni causati specialmente negli
anni ‘60 quando vi furono gli accordi con la Cina, e fu importata praticamente
la rivoluzione culturale, con la dichiarazione ufficiale di essere un paese
ateo, con la conseguente distruzione di chiese, moschee, centri storici, opere
d’arte, biblioteche, praticamente le radici di questo paese. È proprio il caso
di citare la frase di Moni Ovadia: “Se non sai dove stai andando, girati a
vedere da dove vieni.” Evidentemente i politici comunisti albanesi non lo hanno
fatto. Il mattino dopo accompagno le signore a visitare il castello, nel 1405 vi
nacque Skanderbeg. L’edificio principale fu costruito dai Veneziani a pianta
triangolare. Distrutto e ricostruito dai Turchi venne ampliato da Skanderbeg, la
posizione elevata, dominante il paese, la resero inespugnabile. troviamo una
guida che ci fa vedere l’antico: hammam, poi attraverso dei vicoletti ci porta
fino alla Teqe dei Dollma, si tratta di una famiglia di guardiani ereditari
della piccola teqe bektashi (un luogo sacro per la riflessione e lo studio).
Fuori
a fianco delle tombe all’aperto c’è un secolare ulivo che la tradizione vuole
sia stato piantato da Skanderbeg. Il nostro uomo ci fa visitare la sua casa,
scendiamo alcuni gradini è un ambiente semplice, con un pavimento di legno
ricoperto da tanti tappeti, ci togliamo le scarpe, tutt’intorno lungo le pareti
c’è un divano basso di tipo turco, con un camino, siamo entrati nel dhoma e
zjarrit la stanza del fuoco, dal suo terrazzo c’è un panorama mozzafiato. Finito
il giro si torna ai camper a si parte per l’ultima tappa, ad uscire dalla città
impieghiamo 3/4 d’ora rimaniamo fermi in mezzo ad un funerale islamico, svariate
centinaia di persone, solo uomini seguono il feretro a piedi dirigendosi verso
la parte alta della città dove c’è la Moschea, passato il corteo siamo costretti
a muoverci a passo d’uomo, aiutati dalle persone a piedi riusciamo ad uscire
dalla città. Arriviamo a Scutari alle 16,30 dopo aver percorso 160 km,
parcheggiamo davanti all’Hotel Rozafa, facciamo un giro per vedere un posto dove
fermarci, con Giuliano arriviamo alla chiesa di San Francesco, ha un bel
cortile, sfacciatamente chiediamo se possiamo fermarci per la notte, il parroco
padre Francesco ci invita cortesemente a usufruire della sua ospitalità.
Possiamo rifornirci di acqua, usare la corrente, ci regala una grossa anguria,
la sera un confratello ci offre dell’uva. L’indomani con mia moglie andiamo a
visitare il Museo Storico, è indubbiamente il viaggio degl’incontri fortunati,
stiamo leggendo sul portone l’orario di apertura, quando sopraggiunge un signore
è Zamir Tafilica prima parcheggia il suo motorino, poi si presenta: sono il
Direttore del museo, posso farvi da guida scusandosi per il suo italiano, che
invece conosce molto bene, ci fa da guida, è un archeologo, ed ha partecipato
recentemente a dei corsi a Roma per approfondire certe conoscenze, mi chiede
pure dove abitiamo così scopriamo che durante il suo soggiorno aveva preso in
affitto una casa nei pressi della stazione tiburtina, praticamente eravamo
vicini di casa.
Il
Museo si trova nella casa Oso Kuka eroe della guerra contro i Montenegrini del
1861, visitandolo si ha un’idea delle abitazioni dell’epoca, viste dalla strada
queste case non avevano finestre nella parte bassa, ed erano circondate da alte
mura, per essere inattaccabili. La parte bassa era originariamente usata come
stalla accoglie adesso il Museo Archeologico con oggetti: illirici, greci e
romani. Da una scala di legno si accede ad un grande terrazzo in legno (cardak),
dove ci sono ancora gli arredi originali, compreso l’ufficio che usava il
vecchio proprietario.
Siamo prossimi all’appuntamento con gli amici per andare alla fortezza di Rozafa,
ci congediamo dal sig. Tafilica il quale ci regala un contenitore con delle
vecchie cartoline della città, mi chiede 200 lek per i biglietti, gliene do’
500, lasciandogli il resto per il museo. Andiamo con i nostri amici al castello
di Rozafa, fa un po’ caldo e il taxi non ha l’aria condizionata, per fortuna
arriviamo in un quarto d’ora. La nostra guida parlante non è molto loquace,
conosce poco l’italiano e ci da solo le spiegazioni essenziali, con l’aiuto
della nostra ottima libro guida: “Albania” di Gillian Gloyer (della Bradt Travel
guide) riusciamo a capire come era strutturata la fortezza. Dall’alto la vista è
meravigliosa si vede fino al Lago di Scutari, e la confluenza dei tre fiumi (il
Drin, il Kiri e il Buna), i resti del castello sono imponenti, dalla porta
Barbacane si entra nel primo cortile, si prosegue verso i resti della chiesa di
Santo Stefano per arrivare alla fortezza dove attualmente c’è il Museo ed un
caratteristico ristorante, con giovani in costume albanese.
Dopo
la visita ce ne torniamo in città, impieghiamo il doppio del tempo per via del
traffico, noi decidiamo di visitare il Museo della fotografia di Pietro Marubbi
un Garibaldino di Piacenza che si rifugiò in Albania nel 1836 per motivi
politici. La Fototeca patrimonio dell’umanità è una importante raccolta di circa
165.000 fotografie della storia dell’Albania scattate dalla dinastia Pjeter
Marubi il nome fu albanesizzato, nel piccolo Museo è esposta anche la sua prima
fotografia scattata in Albania nel 1858. È un vero peccato non riuscire a
trovare un luogo più grande per esporre un numero superiore di fotografie,
uniche al mondo e preziose per questo paese e per la sua identità storica, messa
spesso in pericolo nel corso dei secoli da nemici esterni ed interni. Dopo
pranzo ci prepariamo per la partenza, decidiamo di fare una questua che
infiliamo in una cassetta dell’elemosina in chiesa, nel frattempo arriva padre
francesco con dei giovani tornano da una gita, ci salutano calorosamente
dispiaciuti della nostra breve visita. In meno di un’ora arriviamo al
confine del Montenegro paghiamo 40 € per la permanenza e in dieci minuti
attraversiamo la frontiera, il viaggio in Albania è finito. Iniziamo ad
attraversare il Montenegro ma questa è un’altra storia. Riproponiamo per coloro
che non lo avessero letto il sommario della prima parte: Tutto era iniziato non
dico con timore, quanto meno con cautela. I pochi che avevano fatto questo
viaggio in camper, dichiaravano che andava fatto avendo con se persone che
controllassero i camper durante le soste, che facessero da interprete durante
gli spostamenti, che si doveva parcheggiare lontani dai grossi centri abitati e
raggiungerli noleggiando dei bus. Niente di tutto ciò è vero, l’Albania è un
paese sicurissimo, senza delinquenza, i luoghi dove ci si ferma sono più che
sicuri, le strade sono buone al 90% con fondo stradale spesso appena fatto,
iniziano a costruire le prime autostrade. Tutti i luoghi da visitare
sono raggiungibili in camper, la gente all’85% conosce l’italiano ed è sempre
pronta ad aiutavi con disinteresse. L’unico neo è l’immondizia, presente
sopratutto nelle città della costa all’interno i paesi sono molto più puliti.
Consigliamo di fare il viaggio almeno in due camper, solo per avere compagnia e
magari per una partita a carte, qualche volta per discutere con qualcuno.
Altrimenti potete farlo anche da soli, sicuramente risparmierete un bel po’ di
soldi. .
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