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Tadmor la Palmyra dei romani un tesoro prezioso del deserto siriano
Un paese che può essere paragonato ad un libro illustrato. Attento alla conservazione dell’eredità del passato, aperto alla modernizzazione, ma contemporaneamente impegnato a non perdere nulla della tradizione araba originale, un paese dove regnano la pace e la tranquillità.
di Anna D’Ortenzi

Ho
avuto il piacere di viaggiare in Siria quasi 10 anni fa e mi è rimasta nel
cuore. Arrivammo a Palmyra che era quasi il tramonto dopo aver percorso una
strada dove siamo stati presi a sassate da beduini nomadi adolescenti, che nelle
monotone giornate da pastori si distraggono, quando passano degli automezzi,
praticando questo passatempo. Noi avevamo montato sul nostro autocaravan un CB
con altoparlante esterno, usandolo a tutto volume urlando in una lingua
inventata e comunque incomprensibile, abbiamo sorpreso i nostri interlocutori, i
quali invece di tirare i sassi li hanno lasciati cadere a terra senza lanciarli.
Dopo aver percorso 349 km e reduci dalla visita al Krak dei Cavalieri, splendido
maniero del 1200 costruito nel medioevo dai crociati, andavamo in direzione del
castello, e come a volte accade avevamo sbagliato strada.

Curiosamente
una pattuglia della polizia ci fece percorrere un tratto di autostrada
contromano per farci riprendere la giusta direzione ed arrivare così a
destinazione più rapidamente. Palmyra ci apparve in tutta la sua maestosità dopo
km di deserto senza incontrare quasi nessuno, tranne qualche camion che, per una
strana usanza locale, quando si avvicina incrociandoti accende gli abbaglianti
creando un attimo di panico e di cecità totale, con un ciglio della strada alto
circa mezzo metro quindi pericoloso in caso di fuoriuscita dalla carreggiata. La
città di Palmyra, oasi situata nel deserto è senza dubbio uno dei siti
archeologici più affascinanti del medio oriente, continua dopo oltre 2000 anni
ad essere uno dei luoghi più famosi del mondo antico.
Per
un camperista è opportuno arrivare verso il tramonto, per godere della
spettacolare atmosfera di questo luogo unico, si può sostare nel parcheggio
dell’hotel Zenobia, con bagni, docce e acqua potabile a disposizione. Piacevole
passare una serata cenando all’aperto al ristorante dell’hotel in un’atmosfera
per noi singolare, in quanto si cena su tavoli ricavati da capitelli romani,
concludendo la serata mangiando dell’anguria seduti su cuscini sotto una tenda
beduina. Per la visita può bastare un giorno, ma specialmente nella stagione
estiva, quindi più calda è opportuno dedicargli anche due giorni, diluendo la
visita al mattino alle rovine della città romana, al pomeriggio al monumento più
vicino che è il tempio di Baal-Shamin, dedicato al signore dei cieli, il dio
semitico della pioggia e della fecondità.

Passeggiando
fra i ruderi dell’antica città romana arriviamo nell’anfiteatro (restaurato
negli anni cinquanta, dopo essere rimasto per secoli sotto la sabbia) dove un
bambino locale ci chiede della crema per alleviare il fastidio sulla pelle del
viso ustionato dal sole. Una zona interessante da visitare è la Valle delle
Tombe e la Necropoli di sud-ovest, con la famosa torre di Elahbel e dei suoi tre
fratelli, (per visitare l’interno rivolgersi alle guide locali che ne
custodiscono le chiavi). Le torri funerarie presentano ad ogni piano delle
sezioni per le nicchie mortuarie: un’invenzione architettonica di Palmyra
esportata in tutto il mondo orientale.Spettacolare il panorama dal castello
Qalaat Ibn Maan, lo fece costruire l’emiro druso Fakr ed-Din, nel XVI secolo
padrone del Libano e di una parte della Siria, dall’alto si vede tutta l’antica
Palmyra, la valle delle tombe, l’ippodromo dei dromedari e la moderna Tadmor. Un
altro gioiello di questa meravigliosa città era la sorgente di Efqa che
orgogliosamente per oltre 9.000 anni aveva fornito questo bene prezioso, ma
purtroppo dal 1995 non da più segni di vita.

L’antica
Palmyra assunta a colonia da Settimio Severo, imperatore nativo di Leptis Magna,
era la sosta obbligata per tutte le carovane provenienti dall’Arabia, dalla
Persia, dall’India e perfino dalla Cina. Le truppe romane e gli arcieri di
Palmyra erano temuti e rinomati in tutto il medio oriente. Il personaggio locale
che più rimane famoso è la Regina Zenobia che per aver osato dichiarare
l’indipendenza da Roma, suscitò l’indignazione dell’imperatore Aureliano, che
alla guida di un esercito riuscì a farla prigioniera ed a condurla a Roma legata
in catene d’oro morì prigioniera a Tivoli. Furono distrutte le mura di cinta,
negli anni successivi Palmyra conservò un ruolo commerciale importante, e
successivamente sotto Giustiniano furono costruiti vari monumenti e le nuove
mura, fino a quando nel 634 se ne impadronirono gli arabi. Furono due
viaggiatori inglesi nel 1678 a parlare della presenza della città romana. Si
deve ai francesi il restauro archeologico del sito. Infatti nel 1929 decisero di
creare una nuova città mandando via gli abitantidi Tadmor e diedero il via alla
campagna di scavi.
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