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La prevenzione è la prima difesa
Fuoco a bordo. Non è difficile da attuare. Alcuni suggerimenti in merito
di Franco Liboa
La possibilità di un incendio in un
veicolo ricreazionale esiste, anche se per fortuna le statistiche non mostrano
cifre elevate.
Però, se capita, si rischia oltre alla vita dell’equipaggio, la distruzione
totale del veicolo, per la velocità di propagazione delle fiamme ed in genere
la mancanza o l’ineguatezza di eventuali sistemi antincendio a bordo. Inoltre
il non corretto uso di un estintore può non spegnere l’incendio, né
escludere l’eventualità che questo poi si di propaghi a mezzi e cose
adiacenti.
L’argomento, pur non invitante, è da trattare adeguatamente proprio per la
sua importanza. Purtroppo per ragioni di spazio dobbiamo dividerlo in due parti.
Oggi iniziamo con la prevenzione; nel prossimo numero esamineremo i sistemi
antincendio portatili, il loro funzionamento e l’impiego corretto, indicando i
più idonei da avere a bordo.
Il triangolo del fuoco
Affinché avvenga una combustione occorre l’esistenza e la concomitanza di tre condizioni basilari.
La combinazione di sostanze “combustibili” ( tutto ciò che può bruciare) con un “comburente”: l’ossigeno (o le sostanze che lo contengono).
I due componenti siano alla temperatura idonea, o “temperatura di accensione”. NOTA: alcune sostanze la raggiungono già al di sotto di 0°C.
La presenza di un innesco (a volte basta una scintilla).
Questi
tre componenti creano il “triangolo della combustione”. In assenza di una
sola di queste condizioni la combustione non avviene. Ricordiamo che i gas,
oltre ad essere facilmente infiammabili, ad alta temperatura e pressione sono
soggetti anche ad esplosione, con notevole aggravio dei danni.
Fatta questa doverosa premessa, vediamo le aree più a rischio per un incendio
ed i comportamenti che potrebbero generarlo. La cucina è l’unica zona del
camper in cui esistono fiamme libere nell’ambiente: i fornelli. E gli spazi
circostanti, a differenza di quelli in un’abitazione domestica, sono piuttosto
ristretti e zeppi di varie cose non sempre necessarie, anzi sconvenienti. Vicino
ai fornelli sono da evitare drasticamente: tendine alla finestra retrostante,
leggere frange antimosche in ciniglia, svolazzanti alla minima bava d’aria,
strofinacci, presine, tovaglioli e/o rotoli di carta, fiammiferi, accendigas,
bottiglie con olio, o altri liquidi infiammabili, ed oggetti non indispensabili
al momento. Viceversa sarebbe auspicabile un parafiamma metallico, quasi mai di
serie, ma necessario specie se come spesso accade i fuochi sono troppo vicini
alle pareti.
Ricordiamo che il fondo di pentole e padelle, di diametro maggiore rispetto ai
fornelli, trasla ulteriormente il calore verso l’esterno. Attenzione a quanto
è contenuto nei pensili sovrastanti la cucina; niente materiali a rischio,
come: alcool, olio, carta, evitando pure bottiglie e contenitori in vetro.
Inoltre ciò che vi è riposto sia ben stivato e fermo. A chi non è mai successo di veder cadere qualcosa aprendo l’anta del pensile? È un controllo da effettuare sempre, prima di iniziare a cucinare. Pensate alla pericolosità di un simile incidente, con i fuochi accesi e le pentole sui fornelli! Inoltre i manici di padelle e tegami non siano mai rivolti verso il corridoio, zona di passaggio. Se urtati possono rovesciare il contenuto, con pericolo di gravi ustioni e possibilità di incendio. Utilizzare regolarmente sottofondi isolanti per deporvi pentole e stoviglie calde, tolte dai fornelli. Poi, finito di cucinare, prima di chiudere le ante di protezione sopra ai fuochi, attendere che i fornelli si siano raffreddati, ad evitare surriscaldamento ed incendio; o di rotture se in vetro. Il forno, oggi di largo impiego, è una fonte di calore non sempre smaltito adeguatamente. Se ci sono ripostigli perimetrali, verifichiamone la temperatura durante l’esercizio e valutiamo la natura degli oggetti li contenuti. Le stufe tradizionali, ad irraggiamento naturale, scaldano notevolmente l’area circostante. Quindi non mettere nulla contro il mantello anteriore, come indumenti ad asciugare, ma eventualmente tenerli sempre ad una certa distanza, senza alcuna possibilità di contatto. Ciò vale anche per la parte retrostante, dove esiste uno spazio volutamente lasciato vuoto. Manteniamolo tale e non trasformiamolo in un pericoloso ripostiglio; soprattutto non poniamo mai oggetti a toccare l’involucro del riscaldatore.
Attenzione anche ad eventuali punti frontali troppo caldi, specie se ci sono bimbi a bordo. Nel caso è bene porre una griglia distanziatrice, a protezione.Precauzionalmente conviene evitare che particolari indumenti (in nylon, o altri tessuti analoghi), appesi nell’armadio, tocchino il camino, che comunque non deve mai essere troppo caldo al tatto. L’inserimento della circolazione forzata dell’aria calda è indispensabile quando la stufa funziona a regimi medi, o alti. Si evitano possibili surriscaldamenti alla stufa ed all’area adiacente, oltre ad avere una più omogenea distribuzione del calore nel veicolo. Comunque per dissipare meglio il caldo del camino converrebbe lasciare aperta l’anta dell’armadio, e per sfruttare ulteriormente la temperatura della stufa sarebbe utile inserire un paio di griglie d’aerazione sul piano in legno sovrastante il riscaldatore. Lì è il posto ideale per tenere al caldo pigiami ed asciugamani, avendoli piacevolmente tiepidi quando occorrono. Infine, allo spegnimento della stufa è bene lasciare per qualche minuto la ventilazione ancora in funzione. Si sfrutta a fondo il calore residuo, evitando al contempo un eventuale surriscaldamento della stufa. In viaggio non si usi il gas.
È pericoloso, oltre ad essere vietato dalla nostra normativa. Non per l’eventuale spegnimento della fiamma, perché la termocoppia, dopo una trentina di secondi interromperebbe l’erogazione del gas, ma per il rischio di combustione irregolare, dovuta a vortici e turbolenze. Ciò può creare ristagni ed accumuli di gas incombusto, che possono portare al classico “botto”, come è già successo a qualche imprevidente, che sicuramente poi ha eliminato questa pessima abitudine. Ma per stare tranquilli, oltre a non utilizzarlo in marcia, chiuderlo direttamente dalla bombola. È un’ulteriore sicurezza, anche nel deprecato caso di un possibile incidente. L’operazione è semplice ed adottarla sistematicamente non costa nulla! L’impianto elettrico di bordo nella sua realizzazione trova sensibili differenze da casa a casa. Come primo provvedimento constatare, disponendo dello schema elettrico originale (e per quanto visibile e riscontrabile), che l’esecuzione sia conforme alle descrizioni. È importante specie se il veicolo è usato, perché troppe volte si riscontrano modifiche ed aggiunte; interventi spesso eseguiti senza rispettare le più elementari regole, ignorando assolutamente la sicurezza.
Talvolta sono “lavoretti” fatti dall’utente, anche se non è raro che siano stati eseguiti da qualche “addetto ai lavori” improvvisato, ma ben pagato. Controllare pure che non ci siano fili svolazzanti, che con le vibrazioni possano strusciare contro parti metalliche, logorandosi, o peggio le attraversino senza adeguate protezioni perimetrali. Accertarsi che i vari capicorda siano ben fissati, protetti ed isolati. Attenzione ai carichi elettrici con assorbimenti eccessivi, come termoventilatori, stufette elettriche, asciugacapelli, ecc. Verifichiamo sempre la sezione dei cavi elettrici, non tanto quella originale degli elettrodomestici, ma quella dei cablaggi di bordo ai quali ci colleghiamo, tenendo ben presente che la corrente a 12 V, pur essendo a bassa tensione ha degli amperaggi molto elevati, che richiedono cavi di generosa sezione ad evitare rischi di surriscaldamento e possibili conseguenti incendi. Per tranquillità ogni utenza e ogni presa dovrebbero essere protette da un fusibile di amperaggio adeguato all’assorbimento previsto. Se un fusibile “salta” va sostituito con un altro di uguale amperaggio, mai superiore. Però se l’inconveniente si ripete qualcosa non va, o quella linea sopporta un carico troppo elevato. Quindi è necessario individuare la causa ed eliminarla, per non correre rischi e guai peggiori.
Da tener presente che le spine devono entrare nelle prese un po’ forzatamente e mai al contrario, perché se esiste un certo lasco si innescano pericolosi scintillii, favoriti sia dal movimento del veicolo, sia da vibrazioni, che surriscaldano il punto di contatto, con danni al materiale isolante e possibilità di corto circuito. A volte si vedono proprio delle zone annerite nei fori delle prese. Gli staccabatterie istantanei a chiave sono un ottimo accorgimento preventivo, purtroppo quasi mai di serie. Dovrebbero esistere su ogni accumulatore, principalmente per limitare i danni derivanti da un corto circuito. Infatti basta ruotare di 90° la chiave ed estrarla dalla sua sede, per scollegare materialmente la batteria da tutto il cablaggio. Ci vuole un attimo! In caso di incendio qualsiasi istante è prezioso, perché se non si riesce a domare il fuoco al suo insorgere, poi sarà davvero arduo averne ragione. Pensate invece al tempo necessario per reperire le chiavi idonee e sbullonare il contatto elettrico dal relativo polo! Nella migliore ipotesi occorrono alcuni minuti, ma il fuoco non attende e la sua velocità di propagazione cresce enormemente con l’aumentare della temperatura ambiente.
Non parcheggiare su foglie secche o sterpaglie, specie se il veicolo ha la
marmitta catalitica, che sviluppa notevole calore proprio in vicinanza del
suolo. In ogni caso meglio non avere sterpaglie sotto o nelle adiacenze del
mezzo.
Evitare
pure di buttare “cicche”, anche spente, nei dintorni. In sosta, anche se
breve, prima di lasciare il veicolo è buona regola spegnere tutte le utenze ed
i relativi interruttori posti sulla centralina di comando. Se poi interveniamo
pure sugli staccabatterie, asportandone le chiavi, incrementeremo anche la
sicurezza contro i furti.
Attenzione al barbecue. Non accenderlo se c’è vento e comunque porlo sempre
sottovento rispetto al nostro veicolo (e quelli altrui). Piazzarlo distante da
arbusti, alberi ed erba secca. Non lasciare mai il fuoco incustodito, specie se
ci sono bambini. Inoltre avere a portata di mano (vicino al fuoco) un capiente
secchio pieno d’acqua ma anche un estintore non guasta. In campeggio, o in
area attrezzata, accertarsi della presenza, l’ubicazione ed il tipo di sistemi
antincendio, appurando la data di verifica degli estintori, riportata sull’annesso
cartellino, data che per legge non può superare i sei mesi.
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