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All’ombra in pieno sole
Tendalino: il mercato offre varie soluzioni. La veranda: come sceglierla e montarla. Gli accessori e le precauzioni nell’uso.
di Franco Liboa
La veranda
ha avuto una tale diffusione da diventare quasi un componente dei veicoli
ricreazionali a motore. Poche case la prevedono di serie, ma in genere viene
richiesta già all’acquisto del mezzo, o montata entro la prima estate. Una volta
era il solo tendalino avvolgibile; oggi, inserendo le superfici perimetrali
aggiuntive, si può trasformare in un una “veranda” vera e propria. Inoltre
esistono anche modelli già completi di pareti, staccabili e/o arrotolabili,
simili a quelli delle caravan. Sono preferibili per soste lunghe. Comunque ci
sono pure verande avvolgibili per caravan, piccoli camper e veicoli. Il mercato
offre di tutto. Vediamo le più semplici, più idonee per un impiego itinerante;
quelle con la sola “tettoia” (almeno inizialmente). La veranda è manovrabile da
una sola persona in un paio di minuti e senza sforzo; ma si può corredare con
motore elettrico. Comunque, data la semplicità e la rapidità di funzionamento,
la si può utilizzare anche solo per pranzare, e per un periodo così breve non
serve picchettarla.
PRO E CONTRO
I
vantaggi sono diversi. Il principale consiste in un’ampia superficie ombrosa (mq
8,5 circa per un modello lungo m 3,5; il più diffuso), approntabile subito.
Perciò potremmo mangiare, riposare, conversare al riparo del sole, anche in
pieno deserto. E se comincia a piovere, offre una zona asciutta davanti
all’ingresso del mezzo. Così l’interno rimane più pulito e non serve sbaraccare
precipitosamente tutto per rifugiarci nel veicolo, salvo non si tratti di una
vera bufera. Ma volendolo fare, il “tetto” si ritirerà velocemente, scomparendo
nel suo guscio. Inoltre, se la veranda è installata sul lato che alloggia il
frigo, lo pone in ombra migliorandone il rendimento specie in estate e/o in zone
calde, e una parete riparata dal sole contribuisce a ridurre la temperatura
all’interno del camper. In sintesi questi sono i fattori che ne hanno decretato
il successo. Il rovescio della medaglia è il peso: il modello sopracitato è
intorno ai 23-25 Kg, un carico statico non indifferente, che in marcia aumenta
dinamicamente con scrolloni e sobbalzi. Quindi occorre un montaggio a
regola d’arte, adottando tutti gli accorgimenti necessari, dato che le pareti
dei veicoli non sono un esempio di robustezza; anzi molte sembrano di
“cartapesta”. Fra l’altro le dimensioni dei mezzi sono aumentate ed i
costruttori, per contenerne i pesi, ne riducono la consistenza. Inoltre
attenzione al vento forte, il nemico che può creare problemi, o sconsigliarne
l’utilizzo momentaneo. Infine c’è l’aspetto giuridico, imposto dai divieti di
campeggio e di sosta. Quindi dove ci sono restrizioni non apriamo nulla.
COME È FATTA E COME FUNZIONA
La veranda è
in un guscio metallico agganciabile a staffe di vari tipi (tanti i possibili
abbinamenti), in base al profilo di parete e/o di tetto a cui si sposa, e ai
veicoli. Questi supporti si fissano alla parete (o al tetto) con bulloni
passanti, contropiastre metalliche e dadi; in certi casi con viti. In genere le
staffe sono tre per verande di lunghezza fino a m 3,5 – 4; ma aumentano per
quelle di dimensioni maggiori. Comunque se ne possono avere altre supplementari,
per distribuire meglio il peso su tutta la parete; oppure può essere prevista
un’unica canalina, lunga quanto la veranda. La parte frontale esterna
dell’involucro è separata, ma collegata al telo e a due bracci sostenitori
pieghevoli. Inoltre contiene i due pali telescopici che, una volta aperta,
appoggeranno sul terreno, o sulla parete del mezzo. Il telo è arrotolato su un
tubo rotante, vincolato al guscio fissato al veicolo. Per aprire la veranda si
aggancia l’asta di manovra nell’apposito occhiello e ruotandola in senso orario
avviene lo sgancio del frontalino e lo svolgimento del telo. Il peso del
frontalino e di quanto in esso contenuto funge da estrattore del telo, frenato e
tenuto in tensione dai due bracci sostenitori, che nel frattempo si estendono.
Completata l’apertura si estraggono i due pali telescopici di appoggio a terra,
regolandone la lunghezza per ottenere l’inclinazione desiderata del tetto. Per
richiudere il tutto si procede in senso inverso.
DOVE MONTARLA
In genere si installa sulla parete laterale con la porta di ingresso alla cellula abitativa; ma nulla vieta di ubicarla su quella opposta, o montarne una seconda, o ancora, adiacente alla prima su particolari mezzi di notevoli dimensioni. Dipende dal veicolo, dal suo impiego, dai gusti personali e da quanto si intenda spendere, perché la veranda ha un certo costo, oltre a quello del montaggio.
LE VERIFICHE PREVENTIVE
Prima di
scegliere accertarsi che la parete del camper (in forma e dimensioni) sia
compatibile con il modello che gradiremmo. Vediamo quali controlli fare e come.
In primo luogo è necessario che la parete sia piana lungo tutta la sua
lunghezza, senza rastremature (in genere anteriori) e la lunghezza della veranda
non sia esagerata. Poi bisogna esaminare l’angolo tra la parete ed il tetto (o
l’eventuale stondatura di raccordo) per scegliere le staffe specifiche, se
diverse da quelle di serie, valutando pure se sia preferibile un modello da
agganciare a parete, o uno da mettere sopra al tetto se questo è dritto, non ha
“gobbe” dovute all’eventuale mansarda, o parti anteriori in discesa. A questo
punto, se non ci sono problemi bisogna, prese le debite misure, esaminare
accuratamente l’interno del mezzo, per scoprire se ci siano ostacoli di vario
genere in corrispondenza dei punti in cui fuori verranno messe le staffe, perché
occorre spazio per il passaggio dei bulloni, la messa in opera delle
contropiastre interne e per il serraggio dei relativi dadi. Infatti non è
infrequente trovare mobilio, costole di pensili, cornici, canaline con cavi
elettrici, plafoniere, centraline, ed altro ancora. Se la parete non è visibile
in toto, perché coperta da qualcosa, è necessario constatare la possibilità di
accedervi rimuovendo le mascherature. Questi impedimenti devono essere scoperti
prima dell’acquisto, per studiare bene il problema e individuare le soluzioni.
Accorgersene dopo sarebbe troppo tardi.
ATTENZIONE all’eventuale presenza di cavi
elettrici, magari in intercapedine (ipotesi meno remota di quanto non si pensi),
ad evitare spiacevoli danni, non sempre riparabili. Al limite se un modello più
corto è consigliabile, optiamo per questa soluzione, oppure valutiamo la
possibilità di spostare in altezza il punto di applicazione. Comunque,
considerati i pesi e le sollecitazioni dovute al moto, è imperativo che i punti
di aggancio sulla parete siano robusti. Dovrebbero avere uno zoccolo duro
nell’intercapedine, o almeno un travetto di legno, che non sempre esiste, o può
essere in posizione diversa da quella immaginata.
DOVE MONTARLA
Anche non intendendo fare l’operazione in prima persona, è utile avere queste informazioni, per conoscere le possibili problematiche inerenti il montaggio e valutare meglio la qualità del lavoro, non sempre ottimale.
È bene sapere se e dove ci siano punti previsti dal costruttore (rinforzati) e possibili controindicazioni.
In mancanza di questi dati si deve “radiografare” la parete con un sistema semplice e infallibile: la prova del martelletto. Serve un martelletto leggero, con la testa sottile ed allungata, come quelli da tappezziere, perché evidenzia meglio le differenze di “timbro”.
Si scandaglia tutta la zona alta della parete con colpetti molto leggeri. Si procede in orizzontale, da dietro verso avanti, o viceversa, con intervalli di un paio di centimetri circa, ripetendo poi il tutto con “strisciate” successive appena più in basso.
I punti più duri danno un timbro più sordo; quelli più morbidi (o vuoti) hanno una risonanza maggiore e si avverte subito la differenza. Così si ottiene la radiografia di tutta la parete.
NOTA: mentre si effettua l’esame si segnino con una matita le zone di interesse, dove poi andrebbero poste le staffe di aggancio. L’ideale sarebbe trovare tre aree di una certa consistenza, egualmente distanziate, ove ancorare le staffe: in coda, al centro e avanti.
ATTENZIONE: ogni veranda ha dei punti specifici (etichettati sul dorso della stessa) in cui andrebbero posizionate le staffe, soprattutto quelle alle estremità, che dovrebbero coincidere con la radice dei bracci sostenitori. Una minima tolleranza è possibile, ma sarebbe meglio non spostarsi da quanto previsto.
Adesso abbiamo in automatico l’indicazione circa la lunghezza della veranda.
COME PROCEDERE
Vediamo un montaggio standard a parete.
Scelti i punti di aggancio, è indispensabile allineare perfettamente le staffe.
Per evitare facili errori conviene usare un’asta in alluminio scatolato, come
quelle per livellare i pavimenti, lunga quanto la veranda o più, o almeno un
cordino sottile da tendere lungo l’intera lunghezza e segnare con una matita
tenera il tracciato nei punti interessati. Poi si appoggiano le staffe, si
orientano e se ne segnano i fori. Quindi con un chiodo appuntito e il
martelletto si incidono i punti da forare; in ultimo si buca con il trapano e le
punte di diametro indicato. Con le staffe ci sono delle rondelle in gomma,
forate, che servono da guarnizioni di tenuta attorno agli steli dei bulloni. Ad
ogni modo è consigliabile utilizzare anche il “terostat”, un ottimo sigillante a
strisce, da porre marginalmente, lungo il perimetro delle staffe, a circa 5 mm
dai bordi, sulla faccia che si appoggia alla parete. Adesso si applicano e si
fissano le staffe, avendo cura di serrare bene la bulloneria, ma con attenzione,
senza stringere “a morte” perché c’è il rischio di schiacciare e deformare la
parete.
NOTA: sarebbe bene attendere almeno un giorno prima di agganciare la veranda; così il sigillante si stende bene espandendosi uniformemente. Quindi effettuare un secondo controllo del serraggio della bulloneria, applicare la veranda e bloccarla sulla parte inferiore delle staffe, con le viti di serie ed il gioco è fatto.
GLI ACCESSORI DISPONIBILI
Sono tanti, per soddisfare qualsiasi esigenza. Basta sfogliare i cataloghi delle case produttrici di verande per rendersene conto. Noi, per motivi di spazio, vediamo solo quelli che riteniamo quasi indispensabili, o più utili, a prescindere dal tipo di utilizzo.
Il profilo antipioggia è una guarnizione lunga quanto la veranda, da applicare alla parte superiore del contenitore. Evita il trafilamento dell’acqua tra la parete e la veranda, quindi riduce il rischio di infiltrazioni, accumuli di sporcizia e le successive formazioni di righe nere da colature. Si installa senza smontare il tendalino ed è disponibile con differenti larghezze, in base alla forma delle pareti e delle staffe di aggancio utilizzate. Si vende a metraggio e sarebbe utile installarlo subito, in fase di montaggio.
I tiranti antivento sono indispensabili per ancorare saldamente al suolo la veranda. Evitano che in caso di raffiche forti si possano creare danni alla veranda, al veicolo e magari anche ad altri. Il rafter è un’asta telescopica da inserire perpendicolarmente tra l’involucro contenitore ed il frontalino, quando la veranda è aperta. Ha la duplice funzione di aumentare la solidità della struttura e fungere da rompi tratta, evitando la formazione di grosse sacche d’acqua quando piove. Alcune case lo offrono di serie sulle taglie grandi.
Oppure si può acquistare a parte. Oggi, oltre a quello tradizionale dritto, esiste anche una versione curva, atta ad eliminare i rumori del telo che con il vento sbatte e ad agevolare l’apertura della porta.
I teli parasole incrementano la zona ombrosa frontale o laterale, in base ai modelli. In genere sono in materiale “filtravedo”, si agganciano al frontale della veranda e si ancorano al suolo con tiranti e picchetti.
Le chiusure perimetrali aggiuntive trasformano il tendalino in una vera e propria veranda, raddoppiando lo spazio abitabile ed incrementando la privacy.
Sono corredate di finestre apribili, porta di
ingresso e tendine. Le riteniamo indicate per chi pratica un campeggio
prevalentemente stanziale.
I detersivi specifici sono prodotti creati ad hoc per la pulizia periodica dei
teli.
PRECAUZIONI NELL’USO E MANUTENZIONE
Pochi e semplici accorgimenti per averla sempre efficiente e farla durare a lungo.
Anche se la veranda si reggerebbe da sola nelle fasi di apertura e chiusura, è sempre meglio che una seconda persona la sostenga in questi frangenti, specie se c’è vento.
È bene che i pali che appoggiano a terra siano sempre picchettati al suolo.
Se si prevede una sosta di oltre un giorno è consigliabile applicare anche i tiranti antivento.
Se ci si assenta dal veicolo conviene sempre richiuderla.
Se piove è opportuno inclinare da un lato la tettoia, accorciando un palo, per far defluire l’acqua senza creare pozzanghere. Comunque se il tempo è minaccioso conviene chiuderla prima che le precipitazioni inizino.
Prima di riavvolgerla, specie se si è rimasti fermi più giorni, se si è al mare, o sotto alberi, converrebbe pulirla con una scopa e magari lavarla.
Stando sotto agli alberi è possibile avere gocce di resina, (specie nelle pinete), o la caduta di pezzetti di ramoscelli, o pigne, pinoli ed altro. Quindi prima di iniziare la chiusura fare un attento esame visivo per scoprire eventuali corpi estranei.
Riavvolgere il telo sempre lentamente e con continuità.
Se durante questa operazione si avvertono indurimenti o intoppi di vario genere, non sforzare assolutamente. Fermarsi e cominciare a srotolare, perché sicuramente qualcosa, anche piccola, si è incastrata nel telo. Aiutandosi con una scopa (magari salendo su una scala a compasso, o sul tetto) bisogna individuare e togliere il corpo estraneo.
Comunque una buona lavata è necessaria a fine stagione e, ovviamente una perfetta asciugatura.