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Resoconto del viaggio
Il noto editore (Luciano): “Senti per il prossimo numero de iTimoni hai da darmi uno dei tuoi rutilanti viaggi da pubblicare?”
Il famoso viaggiatore (Mauro): “La traversata dell’artide in bermuda l’ho dato a La Rivista del trekking, il passaggio a Nord-Ovest, ma da Sud-Est, lo pubblica Fuoricasa, mi è rimasta la scarpinata dell’Europa low cost, ti va bene? Ci ho anche tutta la preparazione via internet…”
Il Murdoch dell’editoria turistica: “Sei fissato con le preparazioni, sta già su internet nel nostro sito (www.itimoni.it), mandami solo il resoconto.”
L’indiana Jones dell’Europa: “Se prendi la metà, paghi il doppio dell’altra volta”
Il magnate della carta stampata: “Affare fatto, mandami il tutto per ieri”
Così normalmente la telefonata fra l’editore e l’avventuriero (per fortuna siamo vecchi amici), il punto vero è quanto fa il doppio di niente?
Visto che parliamo di soldi, partiamo da qui, prima però per chi non avesse letto la presentazione pubblicata su Internet (ne consiglio la lettura per due motivi fondamentali, il primo perché lo scritta io, il secondo perché è utile per capire alcune cose) ricordo che il viaggio si è svolto nel 2004, eravamo in tre, la mia compagna Daniela, mia figlia Vichi (evento raro che ci ha riempito di gioia) ed io, siamo stati a Parigi, Irlanda, Edimburgo e Londra sperimentando i voli low cost e, ovviamente, non rinunciando agli ostelli.
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Francia |
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Irlanda |
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Inghilterra |
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Viaggio |
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Costo medio |
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a giorno |
250,00 |
(5 gg) |
244,18 |
(6 gg) |
265,89 |
(6 gg) |
253,55 |
(17 gg) |
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mangiare |
48,69 |
(4,5 gg) |
34,50 |
(6 gg) |
53,01 |
(5,5 gg) |
44,85 |
(16 gg) |
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pernottamenti |
81,75 |
(4 gg) |
65,70 |
(6 gg) |
83,16 |
(6 gg) |
76,26 |
(16 gg) |
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spostamenti |
95,35 |
(5 gg) |
97,40 |
(6 gg) |
94,93 |
(6 gg) |
95,93 |
(17 gg) |
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visite/regali/altro |
50,48 |
(4,5 gg) |
46,57 |
(6 gg) |
42,78 |
(5,5 gg) |
46,36 |
(16 gg) |
Il viaggio è durato complessivamente 17 gg con una spesa media giornaliera di € 253,55, ovvero poco meno di 85 euro a persona al giorno: l’Irlanda è la meno cara sia per mangiare che per dormire (gli spostamenti sono gravati da un affitto auto), la Francia è poco oltre la media giornaliera, l’Inghilterra è decisamente cara.
Fatto il resoconto economico, voglio fare un plauso alle compagnie aeree low cost: sono economiche, ma funzionano bene ed anche i temuti 15 kg di bagaglio ammesso alla fine se si confeziona lo zaino con attenzione è più che sufficiente; ma passiamo al resoconto.
Venerdì 6
agosto partenza a Fiumicino con VolareWeb per Parigi, decollo con un’ora
e 40 minuti di ritardo perché non c’erano gli operai che dovevano caricare i
bagagli! Arriviamo ad Orly alle 17, andiamo all’ostello Clichy dove arriviamo
alle 19 passate; è un po’ in periferia, ma è servito dal metrò per cui è
comunque comodo, è pulito, ci piace. Compriamo Paris Visite una tessera per
tutti i mezzi pubblici, prendiamo quella per 5 giorni e per le zone 1/5,
copriamo così anche Disneyland e Versailles. Ce ne andiamo a zonzo, ceniamo da
un cinese vicino alla Tour Eiffel spendendo 10 euro a testa.
Sabato
7 agosto pago un debito contratto con mia figlia, la portiamo a
Disneyland; non è più una bambina (22 anni) e salta come un grillo, anche
Daniela non è più una giovincella, però salta come un elefante, sono tutte
eccitate: decido di far finta di non conoscerle! Ho già il biglietto che ho
comprato ieri ad uno sportello della metropolitana , 40 euro a testa, entriamo
senza fare la fila. Giriamo Disneyland in lungo ed in largo e notiamo la
scomparsa di Pippo; non lo troviamo fra i personaggi, nessun portachiavi, gadget
o ritratto; dell’amico di Topolino nessuna traccia, che sia caduto in
disgrazia? Segnaleremo la cosa a Chi la visto. Pranziamo allo Chalet de le
marionette, passabile.
Vichi
è convinta di riuscire a togliere la spada dalla roccia, se ci riesce mi tocca
amministrare un regno e riscrivere la favola al femminile: per fortuna fallisce
ed io tiro un sospiro di sollievo perché, se il regno fosse andato male, avrei
dovuto dare la colpa all’euro!
Prendiamo Space Mountain (montagne russe da paura) ovviamente evitate da
Daniela, Star Tour e vediamo Honey, I shrunk the audience, un film
tridimensionale realizzato dalla Kodak pieno di effetti ottici (personaggi di
varie dimensioni, animali che compaiono in mezzo alla sala, topi che corrono
sotto le sedie): Daniela tenta di prendere l’ologramma di un gatto e ci rimane
male perché gli sfugge.
Al labirinto di Alice pensavamo di esserci finalmente riusciti, Daniela si era
persa; felici stavamo per uscire quando è risuonata la frase: “Be’, che me
lasciate qui? Dove andate, tanto le carte di credito ce le ho io.” Altro che
amore!

Domenica 8
agosto andiamo alla Reggia
di Versailles, arriviamo alle 9,30, ma
ci sono già file interminabili per fare i biglietti, ci accodiamo alla più
corta (noi italiani siamo furbi); è quella per i gabinetti, appena ce ne
accorgiamo rinunciamo a visitare le stanze e invece prendiamo un trenino che fa
il giro della reggia e da cui si può scendere e risalire. Scendiamo alla prima
fermata (Le petit Trianon) e scopriamo che tutto sommato potevamo risparmiare i
soldi del biglietto; Versailles è grande, ma non è infinita, si può fare a
piedi. Andiamo al Grand Trianon che, rispetto alla reggia è una casa dello Iacp;
non doveva poi essere male, certo la piscina è un po’ sproporzionata, ma si
sa la grandeur…
Camminiamo
lungo il lato della piscina costeggiato da un bellissimo bosco, poi giustamente
la piscina svolta a sinistra e… diventa ancora più grande. Alcune cornacchie
contendono ad un pensionato ciclista un panino: vincono le cornacchie! Scopriamo
un gabinetto senza fila e la facciamo anche se il bisogno non è incombente; non
si sa mai, magari quando ci scappa dobbiamo fare 45 minuti di fila! Per pranzo
usciamo dalla Reggia, andiamo in un self service sulla piazza e, non c’è
verso, anche i prezzi sono regali, 16 euro a testa.

Rientriamo
e questa volta compriamo i biglietti per lo spettacolo delle fontane con la
musica; andiamo alla fontana grande, la più lontana, e in attesa diamo da
mangiare alle papere che non distinguono fra un pezzo di banana e l’alluce di
Daniela, alla fine scelgono la banana solo perché la gallina vecchia farà
anche buon brodo, ma è tosta da ciancicare. Parte la musica e si alzano gli
spruzzi: “che bello papino, ora vedrai che gli spruzzi seguono il ritmo della
musica!” Manco per niente, gli spruzzi sono di una regolarità impressionante,
insomma abbiamo pagato per vedere delle fontane regolarmente in funzione con
sottofondo classico: certo pagare per vedere acqua che sgorga dalle fontane e un
po’ come pagare il biglietto dell’autobus per poterlo spingere! Chissà dov’è
il divertimento?

Lunedì 9
agosto di prima mattina andiamo a Notre Dame, la fila siamo noi e praticamente
apriamo la torre su cui saliamo (422 gradini); Daniela, impavida, si ferma al
primo livello, Vichi ed io continuiamo. Io proseguo con molta calma e molto
affanno tanto che dopo il trecentesimo gradino ho le prime visioni mistiche; mi
faccio forza, in cima, minimo, minimo c’è il paradiso e invece? Dei
diavolacci brutti, ma così brutti da sembrare belli.
Mi godo il panorama, ma sono assillato dal ritorno, mi consolo pensando che è
in discesa! Non male, alle 10 di mattina sono già spompato, sarà una giornata
lunga e faticosa, occorre che mi inventi qualcosa: “Ragazze, il biglietto per
Notre dame ci permette un giro scontato sulla Senna, che ne dite di prendere il
battello?” Unanimità e giro non male, intanto si è fatta ora di pranzo,
inizia la caccia al ristorante/negozietto sfizioso: vince il Re della salciccia
bianca di rue Dauphine, non è economicissimo, ma ancora ci lecchiamo le dita.

Andiamo
verso il Louvre, sbirciamo la piramide, ma Vichi poco lontano nota la ruota
panoramica: dovremmo decidere dove andare, ma non c’è battaglia, vince la
ruota anche se Daniela fa resistenza sostenendo che è troppo alta; siamo
inflessibili, deve salire anche lei. La ruota parte e Daniela è stranamente
calma, allora per giustificare la sua presunta strizza enuncia il principio del
dondolamento: “Non è l’altezza che mi spaventa, è il dondolio che mi da
fastidio”, Vichi ed io cominciamo a dondolare a più non posso, nulla da fare,
sopravvive. Siamo delusi, ci rifacciamo vincendo una rana di peluche alle gru.

Andiamo
al Centre Pompidou, il palazzo progettato da Renzo Piano e Richard Rogers è
molto bello, il Museo d’arte moderna poi è da non perdere, così come anche
la fontana con sculture nella piazzetta sul retro. Per oggi basta, sulla strada
di casa, pardon dell’ostello, scendiamo dal metrò e facciamo un salto al
Moulin Rouge; Daniela decide che finalmente può esibirsi: la ville lumiere non
è più quella di una volta (e neppure Daniela!) Prendiamo kebab ed aranciata e
torniamo all’ostello.
Martedì 10
agosto abbiamo l’aereo per Dublino alle 19,25, dobbiamo essere a
Place de la Porte Maillot alle 15,15 per prendere il bus per l’aeroporto
Parigi Bauvais. Molliamo gli zaini al bagagliaio della Gare du Nord, poi Vichi
va a trovare una sua amica e noi bighelloniamo in giro; mi viene in mente la
barzelletta dei due paesani che ricordano che quel giorno al paese c’è la
festa del santo patrono e… loro come due bischeri a Parigi!
A pranzo recuperiamo Vichi e decidiamo per una botta di vita multietnica,
andiamo dal tunisino e la bimba cosa ti ordina? Crepe alla Nutella! No, non è
possibile!
Arriviamo all’aeroporto ed invece che partire alle 19 e venticinque partiamo 2
ore dopo; avvertiamo il gestore della Caderwood House (Bed&Breackfast) del
ritardo e ci auguriamo che stia vicino all’aeroporto: così è, ce la caviamo
con 20 euro di taxi.

Mercoledì 11
agosto splendida e ricca colazione al bed&breackfast (ham and
eggs, marmalade, sausage, toast, tutto come da copione film prima colazione
nel Regno unito). Purtroppo il b&b per la sera non è libero per cui ci
spostiamo ad Abberley House che avevamo prenotato per tempo. Ci sistemiamo,
facciamo il bucato e con il nostro meraviglioso stenditoio elastico con mollette
annesse appendiamo i panni nella doccia, poi in autobus fino a Dublino.
Cominciamo a girare la città partendo da Temple bar, poi Castello, Cattedrale,
grande acquazzone, attrezzati con keyway ce la ridiamo, scendiamo per Thomas
Strett e… non è un miraggio, è la fabbrica della Guinnes; con un biglietto
famiglia (30 euro) entriamo pronti a tracannarci questo mondo e quell’altro.
È
la terza fabbrica di birra che visitiamo per cui schizziamo come saette la parte
oratiinsegnoafarelabirra, ci guardiamo con calma tutte le campagne
pubblicitarie davvero molto graziose, giriamo in lungo ed in largo (è davvero
grande) il negozio dei gadget in cui capiamo che il mercato della birra è in
crisi mentre tira un sacco (Vichi dice casino) quello dei maglioni, delle carte
da gioco, dei calzini tutti regolarmente griffati Guinness. Arriviamo al Gravity,
la mansarda da cui si gode un notevole panorama a 360 gradi della città e dove
possiamo consumare un boccale di birra a testa. Le fanciulle scoprono che la
birra scura è cattiva, faccio un patto con la vescica e mi bevo i tre boccali:
non ricordo se il Gravity girava su se stesso o meno, a me sembra di ricordare
che si!
Usciamo che sono le quattro del
pomeriggio, pranziamo da un cinese vicino al teatro dell’Opera. Vichi si
innamora di un paio di scarpe di vernice che “Babbo, in Italia così non si
trovano”; il matrimonio va in porto per 25 euro. Non controllo più la
situazione e dai negozi che visitiamo in rapida successione arrivano magliette,
12 CD di musica Irlandese, un pallone da regby, 2 riduttori elettrici ed un
ombrello; riesco ad evitare per un soffio una intera famiglia di pecore
irlandesi!

Giovedì 12 agosto di prima
mattina torniamo all’aeroporto per ritirare l’auto che abbiamo noleggiato; c’è
una calca inverosimile anche se rigidamente in fila, sembra che tutti abbiano
bisogno di un’auto e le auto cominciano a scarseggiare: io con un sorriso
beffardo di chi la sa lunga mi complimento con me stesso per averla prenotata
via internet dall’Italia. Al nostro turno l’impiegato ci spiega che conviene
fare la franchigia (75 euro); capisco che a loro conviene che io faccia la
franchigia, non capisco cosa sia la franchigia, faccio la franchigia. Non credo
sia indispensabile fare la franchigia, però mi sento più sicuro e Vichi mi
chiede perché? Perché abbiamo la franchigia! Ci trasbordano al Garage della
Holiday Autos dove ritiriamo una Peugeot 206 nuova nuova con guida a destra, sai
che pacchia!

Puntiamo a sud e troviamo subito un’autostrada, paghiamo un euro
e mezzo e Daniela commenta “Visto quanto costano poco in Irlanda le
autostrade, in Italia…” non finisce la frase che l’autostrada finisce
perché è ancora in costruzione, è l’unica e dobbiamo accontentarci di
questi 20 km. Ci fermiamo a Glendalough e iniziamo
la visita di ciò che resta dopo la distruzione del monastero da parte degli
Inglesi nel 1398.
Il primo sito è vicino al
Parcheggio, per visitare il resto occorre scarpinare; qualcuno storce il naso e
comincia a rimanere scientificamente indietro. Il posto è bellissimo, ha una
natura ed una atmosfera fantastica, perfino i rospi che sono con me sembrano
più belli, medito di lasciarli lì.
Arriviamo al lago Superiore, Daniela
è lapidaria: “sto posto per me finisce qua”; noi proseguiamo per le cascate
di Poulanass, carine, poi rinunciamo al giaciglio ed alla cella di San Kevin.
Torniamo alla macchina e proseguiamo
per Cork dove arriviamo dopo 257 chilometri all’ostello International. Ci
mettiamo un po’ a trovarlo per via dei sensi unici, ha un parcheggio
piccolissimo, ma, anche se pieno, ci liberano un posto.
Tanto per fare una cosa nuova
scarpiniamo verso il centro e ci compriamo la cena al supermercato, rientriamo e
mangiamo in camera.

Venerdì 13 agosto partiamo
presto e scopro che la macchina va restituita con il serbatoio vuoto; che
furbata! Comincio a fare calcoli complicatissimi per arrivare quasi a spinta.
Puntiamo al Parco nazionale di
Killarney, il tempo è freddo, piove, ci fermiamo a visitare Muckross House con
i suoi giardini, le tre fattorie ed il lago; lor signori se la passavano bene,
non c’è che dire.
Proseguiamo per la penisola di Dingle,
la strada è stretta, ma il panorama è bellissimo, c’è molto traffico.
La tappa di oggi è molto lunga e
siamo lontanissimi dal-l’ostello, torniamo sui nostri passi, attraversiamo
Tralee, prendiamo la N21 per Limerick e poi Ennis. Dobbiamo rinunciare alle
scogliere della Cliffs of Moher e alla regione calcarea del Burren; tiriamo
dritto per Galway, superiamo Headford ed arriviamo a Cong. L’ostello è sul
lago, ci sembra bello, è senz’altro caratteristico, ma ci dirottano in un
campeggio dallo stesso nome in cui ci mandano nella shared room (la stanza
comune); tratto con l’ostellessa e per 10 euro otteniamo la family room dove
dividiamo una stanzuccia con 4 letti a castello con una ragazza francese. Siamo
stanchi, ci adattiamo e ci prepariamo la cena nella mensa comune anche perchè
da quando abbiamo preso l’auto abbiamo trasformato il bagagliaio in una
fornitissima dispensa.

Sabato 14 agosto
siamo
insolitamente mattinieri, da quando siamo in Irlanda partiamo più o meno ogni
giorno alle 8, puntiamo su Sligo dove arriviamo per l’ora di pranzo.
Andiamo alla vecchia Abbazia (quel
che rimane) e poi Vichi e Daniela scoprono Penneys un supermercato dove tutto
costa poco (mediamente 2 euro); riescono a spendere 70 euro in una abbuffata di
abbigliamento che dovrebbe soddisfare più o meno tutti i regali promessi
(ammazza quanti amici/e ha Vichi!) e, cosa non da poco, troviamo delle scarpe
che piacciono a Daniela: buttiamo le vecchie e improvvisamente sentiamo anche i
profumi d’Irlanda!

Proseguiamo il viaggio puntando ad
Errigal dove si trova il nostro ostello: è dura, la località non è riportata
sulle carte, sappiamo però che sta nel parco nazionale di Glenveagh. Il
tramonto è stupendo, quando siamo nel parco chiediamo la strada più volte e
più volte ci danno indicazioni sbagliate, poi alla fine troviamo l’ostello.
È una vecchia casa un po’ malandata e quando scendiamo dalla macchina
entriamo direttamente in uno stormo fittissimo di moscerini carnivori,
intravediamo nel fondo valle un lago, superiamo un doppio strato di zanzariere e
una volta raggiunta la sala comune vediamo che nel camino sta bruciando un
vecchio ceppo; certo non fa caldo, ma neanche così freddo, spiaccichiamo gli
ultimi moscerini e ceniamo in compagnia di una famigliola di francesi.

Domenica 15 agosto
solita
levataccia, scendiamo al lago e lo spettacolo è stupendo; le fanciulle sono sul
negativo per cui me ne vado per conto mio.
I colori sono incredibili, l’abbazia
diroccata è incredibile, il lago è incredibile, i fiori sono incredibili; le
fanciulle mi danno per disperso e vengono a recuperarmi.
L’idea sarebbe quella di
raggiungere Malin Head, il punto più a nord dell’Irlanda, ma poi decidiamo
che Horn Head è più vicino e non sbagliamo affatto: dopo Dunfanaghy ci
ritroviamo su una mulattiera sterrata che scala la montagna è arriva proprio
sul cucuzzolo.Più avanti c’è una abbazia
diroccata, qualcuno decide che non è importante, il resto della truppa (padre e
figlia) partono in tromba; la brughiera è bellissima, la scogliera lascia senza
fiato.

Con le pietre bianche dell’abbazia
i turisti hanno scritto i loro nomi in modo che possano essere letti da lontano,
Vichi non resiste, prova a prendere un sasso dall’abbazia e rischia il
massacro, poi raggiungiamo un compromesso: può smontare i nomi altrui e
scrivere il proprio. Si mette all’opera, ma scrive il suo nome su un
falsopiano quasi orizzontale; lo leggeranno solo da un aereo, ma si accorge di
questo solo quando risale la collina di fronte!

Torniamo alla base e proseguiamo per
il monastero di Buite (Monasterboice) dove i monaci per difendersi dagli
attacchi vichinghi costruirono fra il IX ed il X secolo una delle torri rotonde
più alte del paese (33 metri) e dove si trovano le due croci celtiche più
famose d’Irlanda, quella di Muiredach e la West Cross, la più alta delle due.
Girare fra quelle tombe ci immerge in
una atmosfera surreale, parliamo tutti a bassa voce, siamo così sicuri che se
ci mettessimo a canticchiare disturberemmo qualcuno? Non sono intonatissimo,
continuo a girare in silenzio. Nel taccuino della giornata abbiamo
ancora la visita a Newgrange un sepolcro a tumulo di 11 metri di altezza e dal
diametro di circa 80 metri di oltre 5000 anni fa. Arriviamo che sono le 4 e
mezza del pomeriggio e scopriamo che il sito si può visitare solo su
prenotazione e per quel giorno non c’è nulla da fare; rinunciamo ed andiamo a
Drogheda dove c’è l’ostello. Ci mettiamo un po’ a trovarlo perché
abbiamo la sua foto, ma hanno appena ridipinto tutto il palazzo e lo stesso
ostello è ancora in via di risistemazione, per fortuna avevo già concordato la
family room e…, nossignore, non risulta, sborso 40 euro ed otteniamo la stanza
tutta per noi. Giriamo un po’ per Brogeda, ma francamente c’è poco da
vedere.

Lunedì 16 agosto
il periodo
minimo di affitto dell’autovettura è di 5 giorni, ma noi fin dall’inizio
avevamo previsto di usarla per 4 per cui oggi andiamo a restituirla all’aeroporto
di Dublino, rendiamo la macchina con il serbatoio in riserva, fregati! Abbiamo
percorso 998 miglia, ovvero più di 1600 chilometri, la macchina si è
comportata benissimo, Vichi ha fatto da pilota ed è stata bravissima! Durante
tutto il viaggio abbiamo ascoltato i Cd di musica irlandese che abbiamo comprato
a Dublino; aridatece li stornelli! Meta della giornata è Belfast che
raggiungeremo con il treno, quindi ci spostiamo dall’aeroporto alla stazione
prendendo il 747, un autobus pubblico e diretto che forse ci porta prima a
destinazione, ma costa 21 euro e sessanta invece di 3 e settantacinque!
Decidiamo che non prenderemo mai più il 747, siamo stati di parola! Prendiamo il treno al volo alle
11,05, fra due ore saremo a Belfast con 33 euro di meno a testa; il treno è
decisamente caro. Andiamo subito all’ostello International, sulla strada
incontriamo la statua al lavoro femminile, cerco di attaccare bottone, ma non
ottengo risultato, allora al lavoro aggiungo lo svago! Prendiamo la stanza e lasciamo gli
zaini, poi pranziamo da KFC (Kentucky Fried Chicken) che Vichi ribattezza subito
zio pollacchione. Cominciamo a girellare per Belfast,
la mia segreta speranza è di capitare nel quartiere cattolico e in quello
protestante per vedere se ci sono tracce della guerra civile che per tanti anni
ha dilaniato questo paese. Belfast è un cantiere a cielo aperto
specie intorno al porto che doveva corrispondere con la zona cattolica. Vichi
trova un negozio degli scout, io la Banca cooperativa e Daniela scova la scuola
del circo: tentiamo di spacciarla come foca ammaestrata, ma non la prendono! Ceniamo dal pechinese.

Martedì 17 agosto
abbiamo
una intera giornata davanti prima di volare ad Edimburgo, continuiamo a girare e
quanto meno ce l’aspettiamo capitiamo nel quartiere lealista. Sono tutte
casette basse con bambole o altre figure di ceramica (gatti, cani, oche) alle
finestre; al centro del quartiere una serie di case collegate fra loro da alti
muri quasi a formare un fortino; anche se è solo una impressione ci si sente
osservati, certamente estranei.
I murales ricordano fatti e vittime
della guerra, delimitano chiaramente il territorio, inneggiano alla lotta
armata, ma anche denunciano la condizione sociale delle classi povere e della
città invivibile.

Ne troviamo uno che ci sembra più
aperto alla speranza, chiedo a Vichi di intrufolarsi fra i bambini ritratti. Ho
la sensazione di aver lambito un pezzo di storia anche se dolorosa; spero che
quei murales non vengano mai cancellati a testimoniare quello che è stato,
nessun monumento può rendere meglio di quei disegni la drammaticità dello
scontro.

Alle 18 abbiamo l’aereo, dopo
VolareWeb e Rynair è la volta di EasyJet, 20 euro a testa, tasse comprese; volo
regolarissimo, all’aeroporto prendiamo il pullman fino alla stazione centrale
di Edimburgo e poi by pedibus alla ricerca dell’ostello Central. Lo troviamo e
ci consegnano le chiavi di un appartamento; intelligenti sti scozzesi, l’ostello
è costituito da una serie di appartamenti, il nostro ha 6 stanze (noi ne
occupiamo 2), una cucina comune e due bagni, mi sa tanto che d’inverno
funziona da college universitario.
Lasciamo la roba e usciamo, la città
è stranamente animata e viva: spettacoli di teatro, saltimbanchi, bande e
concertini di tutte le musiche, poi scopriamo che per tutto il mese di agosto
Edimburgo organizza ed ospita il Fringe festival, il più grande festival del
teatro di strada con gruppi provenienti da tutto il mondo!
L’ostello è vicino al Castello,
per quanto possiamo capire Edimburgo è molto bella, contagiati dall’atmosfera
decidiamo per una cena indiana: ci portano robe strane che non ci entusiasmano,
in compenso Daniela diventa tutta rossa, zenzero o ‘mbriaca anche stasera?
Mercoledì 18 agosto
prendiamo
Sightseeing (hop on, hop off), dura 24 ore, possiamo salire e scendere quante
volte ci pare, costa poco più di 9 euro a testa. Facciamo un primo giro
completo, ci impadroniamo della topografia della città e cominciamo le visite
ovviamente dal Castello. Sulla piazza antistante c’è lo spettacolo delle
bande militari, i biglietti sono esauriti, continuiamo a girare, ci provo con
delle giapponesi procaci e poi non credo
ai miei occhi: quante volte abbiamo
sorriso all’assurdità del tuffatore che dall’alto si butta in un
secchiello? Ebbene esiste, ecco le prove inconfutabili, dove sta il trucco? Non
c’è trucco, non c’è inganno, se non ci credete non vi resta che andare ad
Edimburgo. Fra un giro e l’altro decidiamo che
per andare a Londra le ferrovie inglesi privatizzate sono troppo care ed
assurde: se la tratta è gestita da più compagnie non si può interrompere il
viaggio e se uno fa biglietti separati spende una tombola, scegliamo di sorbirci
9 ore di corriera a 43 euro a testa. Intanto decidiamo che Edimburgo è
bellissima.
Giovedì 19 agosto prendiamo
la corriera alle 7,30, una levataccia, ma chi se ne frega, dormiremo in pullman!
Siamo armati di panini e acqua, per un po’ guardiamo il panorama, poi la
palpebra si fa pesante. Ogni tanto con la carta stradale faccio finta di sapere
dove sono; Daniela siede accanto ad una anziana lady che prova ad intavolare una
amichevole discussione chiedendole l’ora, Dany taglia corto dicendo che tiene
l’orologio scassaticcio: fine della relazione internazionale.
Il capolinea delle corriere è vicino
a Victoria station, prendiamo il biglietto giornaliero perché prevedo vari
spostamenti, infatti da Roma ho dovuto prenotare due ostelli perché in un solo
ostello non c’erano i 3 posti necessari; decido di sistemare le fanciulle all’ostello
Oxford street, poi andrò al City of London. Arriviamo all’ostello che più
centrale di così si muore e alla reception con il mio inglese forbito (so
benissimo che orologio rotto non si dice orologio scassaticcio, ma rologio
broken) spiego che io no, non abito li, accompagno solo le signore, poi vado a
casuccia mia… No problem… Un cacchio no problem,
io già mi vedo alzarmi un’ora prima, prepararmi e passare a prendere le
signore, stessa solfa al ritorno… One moment… All’anima del moment,
un’ora ad andare ed un’ora a tornare, poi due fanciulle (mi astengo dal dire
giovani ed indifese)… da sole a Londra!
Una telefonata all’ostello City of
London e… no problem, Mouro, you can stay here…Lo bacio in bocca, le
fanciulle invece sembrano deluse… femmine fetuse che vi eravate misse in
testa, a Londra, città del piccato, da sole volevate stare, eh! Giriamo per Oxford street, i negozi
non sono quelli che avevo visto nel 1964! È decisamente turistica e… “papino
perché non compriamo gli ultimi regalini?” Tento una fuga, ma vengo placcato
e privato di tutte le sterline (le carte di credito non mi appartengono), in
compenso vengo adibito al trasporto di orecchini, confezioni di tea in scatole
di latta (non ti preoccupare, smembriamo le confezioni e accontentiamo 5 amici),
riproduzioni di bus e taxi londinesi in offerta speciale. Vichi scopre di avere
i brufolini sulla fronte per cui… tutti a dieta! Si va al supermercato, si
comprano le scorte e si fa uso massiccio della cucina comune; io mi sdraio su
una poltrona nella sala della televisione e guardo le Olimpiadi: le donne in
cucina e il maschio davanti al televisore! Tutto è più familiare e consueto,
Londra in fin dei conti non è poi così diversa da Roma!
Venerdì 20 agosto anche qui
prendiamo Sightseeing, costa 18 sterline a testa, solito giro della città,
molto lungo e poi scendiamo alla National Gallery. Entriamo e scopriamo che è
gratuita, se si vuole si può fare una offerta.
Puntiamo sull’Abbazia di
Wertminster, c’è una fila da non credere, inoltre è a pagamento ed è pure
cara; come sarebbe a dire la National gallery è gratis e per entrare in una
chiesa pago? Non mi sta bene, appena rientro a Roma, ne parlo con il Papa e
mettiamo il ticket anche a San Pietro.
È ora di pranzo, siamo affamati,
troviamo un prendi e togliti dalle balle in cui compriamo 2 fish and chips, un
riso indiano ed un panino al pollo per 21 euro, poi ci togliamo dalle balle e ci
sediamo su delle sdraio in un giardinetto lì vicino; dopo mezz’ora ancora
stiamo mangiando, il riso ci esce dagli occhi, i piccioni si stanno facendo
sempre più audaci, ci arrendiamo e li facciamo felici.
Riprendiamo a girare e a forza di
scendere e salire dal bus quello che un normale turista deve vedere a Londra lo
vediamo anche noi; scopriamo poi che il biglietto del bus (hop on, hop off)
comprende anche un giro gratis sul Tamigi e noi lo facciamo, tanto più che i
piedi hanno aperto una vertenza sindacale per troppi straordinari! Piuttosto è
tardi, riusciamo a prendere al volo l’ultimo traghetto che ci porta a Tower
Hill e da lì, sempre al volo, becchiamo l’ultimo Bus che ci riporta a Marble
Arch. Cena all’ostello in famiglia; mentre guardo le Olimpiadi godo all’idea
che non arriverà nessuno a cambiare canale per vedere il maresciallo Rocca.

Sabato 21 agosto Portobello
Road è tappa immancabile; quando nel ’64 ci ero stato con mio cugino ci
rifilarono per pochi spiccioli una lunga catenella probabilmente appartenuta a
Cristoforo Colombo; sapevamo che era una bufala, ci piaceva la storia, ci
piaceva la catenella, la prendemmo, la dividemmo in due e per anni l’abbiamo
portata al collo.Il fascino del mercato è immutato, l’impressione
è però che sia segmentato su due livelli, paccottiglia per turisti che si
trova anche da altre parti e cose antiche e costose, insomma le catenelle di
Cristoforo Colombo sono finite

.La statua all’inizio del mercato mi
sembra interessante, decido di trattarla, ma Daniela mi fa notare che nello
zaino non c’entra; accidenti è pronta ad inventarsi le scuse più assurde pur
di mandare a monte l’affare!
Ci siamo mossi per tempo, non c’è
molta gente, evitiamo le bancarelle di chincaglieria e di Tshirt, perdiamo tempo
nei negozietti di modellismo, dei soldatini, delle vecchie macchine
fotografiche, delle vecchie mazze da cricket, dei vecchi attrezzi da lavoro, dei
vecchi binocoli; fra tanta roba vecchia provo a piazzare anche la mia; niente da
fare, m’è toccato riportarmela a casa! All’uscita la statua è in pausa e
si fuma una sigaretta.

Abbiamo scoperto i biglietti weekend
a 6 sterline l’uno, un vero affare visto che un biglietto per una sola corsa
costa 2 sterline, per cui ritorniamo in centro a pranzare al prendi e smamma, ma
questa volta siamo più parsimoniosi ed i piccioni vanno in bianco!.La meta del pomeriggio è la Tate
gallery, anzi la Tate modern, un museo privato di arte moderna; lo visitai nel
’64 era davvero molto bello.
Il palazzo è nuovo così come nuovo
ed avveniristico è il ponte che gli sta davanti; l’interno è ben organizzato
su sette piani, ci sono un sacco di opere, ma non ritrovo dei Picasso che mi
erano piaciuti moltissimo; che se li siano venduti per costruire il nuovo
palazzo?

Colpito da tanta creatività decido
che anch’io con la macchina fotografica digitale sono un mago (vi aspetto al
corso dell’Upter che parte ad ottobre) e sparo una sequenza sul tema Pal
(Performance Allo Specchio), non contento vi propino pure una panoramica.
Torniamo verso l’ostello e una
realtà amara mi si para dinnanzi agli occhi: abbiamo girato in lungo e in largo
paesi a base di birra e per un motivo o per un altro non siamo mai entrati in un
pub; mi impunto e si va al pub sotto
l’ostello, prendiamo due birre, poi tutti
guardano le olimpiadi e allora… ce ne torniamo a casa, pardon all’ostello.
Domenica 22 agosto
ultimo
giorno del viaggio, la malinconia è d’obbligo; in agenda c’è il
museo
delle cere di Madame Tussaud; io l’ho già visto per cui mi risparmio 22
sterline e mi avventuro in Regent’s park che sta alle spalle del museo e…
non ci posso credere, in piena Londra trovo una specie di paradiso terrestre, mi
affretto a dare le coordinate alle fanciulle per farmi raggiungere e cosi
avviene: ora gli animali, me compreso, ci sono proprio tutti!

L’aereo è alle 16, siamo all’aeroporto
per le 14, ci spariamo baghette e toast al Pret a porter e ci dedichiamo allo
sport preferito in queste situazioni: come spendere fino all’ultimo spicciolo
delle monete straniere; sono tranquillo, in squadra non ho campioni olimpici, ho
2 campionesse mondiali (Toblerone gigante per il figlio, altre scatole di tea),
in breve ripulito! Ci imbarchiamo in orario, l’arrivo è previsto a
Roma Ciampino per le 19,40, l’aereo arriva 25 minuti prima! Aridateme li
sordi, mi avete accorciato la vacanza!
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