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 I cento anni della sinagoga di Roma

La lunga storia dell'emancipazione e della libertà - I drammi incancellabili, le odiose discriminazioni, il pregiudizio e l'ignoranza, sino alla tragedia e al crimine dello sterminio di massa nazifascista - La più antica Comunità della diaspora. I più romani tra i romani di Roma

Esclusiva delle fotografie per gentile concessione della comunità.
articolo a cura dell'AGI (Agenzia Giornalistica Italia)

Il Tempio Maggiore

28 luglio 1904 con grandissima solennità. Lo stile architettonico mescola all'impronta Liberty motivi propri dell'architettura assiro-babilonese.La facciata, con tre ingressi nel portico, reca i simboli ebraici, la Menorah, le tavole della Legge, la stella di David e il ramo di palma.Le molteplici scritte in ebraico sono quasi tutte versetti della Scrittura che esaltano la sacralità del luogo. La Sinagoga romana segue il rito italiano Benè Roma, di diretta discendenza da quello di Gerusalemme.All'interno degli edifici annessi al Tempio c'è il Museo Ebraico. Sul lato verso il Tevere, il muro della Sinagoga porta le lapidi che ricordano gli ebrei caduti nella prima guerra mondiale e quelli trucidati dalle SS hitleriane alle Fosse Ardeatine. Sul lato sinistro, guardando la facciata, si scorgono ancora i segni dell'attentato del 1982.Per la prima volta le Poste italiane congiuntamente a quelle israeliane hanno emesso 2 francobolli commemorativi.

La Comunità ebraica dì Roma è la più antica d'Europa. Gli ebrei arrivarono a Roma intorno al 140 a.C. e si installarono dapprima a Trastevere, zona destinata agli "stranieri". Nel Medioevo passarono anche sull'altra sponda del Tevere e qui si stabilì il nucleo più consistente. Ciò probabilmente influì sulla decisione di Paolo IV Carafa (1555-1559) di creare il Ghetto in quella zona. Una zona soggetta agli straripamenti del fiume e che nel Rinascimento godeva di una fama sinistra (vi fu ucciso anche uno dei figli di Alessandro VI Borgia). Paolo IV, con la bolla "Cum nimis absurdum", revocò tutti i diritti degli ebrei ed ordinò l'istituzione del Ghetto, le cui porte vennero chiuse per la prima volta il 26 luglio 1555.

Il Ghetto aveva un'estensione di 3 soli ettari: dal Portico d'Ottavia (costruito nel 146 a.C. da Quinto Metello) a piazza delle Cinque Scole e al Tevere, all'epoca privo di muraglioni, eretti dopo l'Unità d'Italia. Papa Paolo IV che si trovò a dover fronteggiare l'offensiva protestante, fu anche il promotore dell'Inquisizione romana (1542) e dell'Index librorum proibitorum (1559). Le porte del Ghetto al tempo di Paolo IV erano solo due.

 

Il Ponte Quattro Capi, che lo collegava all'Isola Tiberina, era detto Pons Judaeorum. Gregorio XIII (1572-1585) ordinò per gli ebrei le "prediche coatte" settimanali. Avvenivano nella effimero cambiamento vi fu con Pio IX (1846-1878), che nel 1848 ordinò l'apertura delle porte e la demolizione delle mura; cacciato da Roma con l'avvento della Repubblica Romana (1849) al suo ritorno obbligò gli ebrei a rientrare nel Ghetto.

 

In queste settimane il "Tempio Maggiore", la grande Sinagoga di Roma, compie 100 anni. La sua inaugurazione avvenne il28luglio 1904. La Sinagoga venne progettata dagli architetti Osvaldo Armarmi e Vincenzo Costa tra il 1899 e il 1904. Edificata dopo la demolizione del Ghetto nella stessa area, essa fu l'espressione della libertà e dell'emancipazione degli ebrei romani. Armanni e Costa non erano ebrei: la comunità non aveva ancora architetti propri. Ma gli ebrei dettero un grande contributo alla vita politica e sociale dell'Italia post-unitaria. 

 

Regalarono tra l'altro a Roma, fra il 1907 e il 1913, uno dei suoi sindaci più capaci e stimati, il mazziniano Ernesto Nathan. Da allora il "Tempio" ha accompagnato la storia della comunità ebraica romana, che oggi conta 16.000 persone. Ha assistito alla vergogna delle leggi razziali varate nel 1938 dallo stato fascista e la tragedia della deportazione degli ebrei romani da parte delle SS tedesche il 16 ottobre 1943. E stata testimone di fatti luttuosi, come l'attentato di un commando terroristico armato il 9 ottobre 1982, in cui rimasero ferite più di 40 persone e morì il piccolo Stefano Taché, di due anni; e di eventi storici, come la visita “ai fratelli maggiori" di Giovanni Paolo II il 3 aprile 1986. Per celebrare il centenario, la comunità ebraica romana ha organizzato una serie di manifestazioni.

 

Una grande mostra "Il Tempio Maggiore di Roma. 1904-2004”. Questa rimarrà aperta dal 13 maggio al 31 ottobre prossimo, nel Museo Ebraico di - Lungotevere Cenci, ripercorre questi cento anni attraverso foto d’epoca, filmati, oggetti e documenti in gran parte inediti provenienti dall’Archivio storico della Comunità e dal Centro di cultura ebraica. L'ampia sezione fotografica si avvale del contributo di archivi pubblici e privati tra i quali i Fratelli Alinari, l'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Contrasto, l'Archivio Fotografico Comunale del Museo di Roma, la Fototeca del Centro Sperimentale di Cinematografia. La mostra rievoca il periodo, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, della bonifica del Ghetto e della costruzione del nuovo edificio di culto nell'ambito del riassetto urbanistico di Roma Capitale, presentandone i bandi di concorso, i progetti, le trattative tra Comunità ebraica e Comune di Roma, gli aspetti artistici e architettonici. Testimonia anche la trasmissione del patrimonio culturale e tradizionale ebraico nel passaggio dai limiti del Ghetto alla vita in una grande città, l'atteggiamento degli ebrei romani di fronte al cambiamento di vita personale, familiare, collettiva e istituzionale in rapporto al periodo dell'emancipazione.

 

Divenuti pari agli altri cittadini con l'Unità d'Italia gli ebrei ebbero solo il tempo di due generazioni per costruire una vita libera, accedere agli studi, trovare un lavoro fuori dal Ghetto. Poi nel 1938 iniziò il periodo della persecuzione fascista e nazista: le leggi razziali, l'emarginazione dal lavoro e dalla scuola, la deportazione nei campi di sterminio. Su 40.000 ebrei italiani ne furono internati più di 7.000, circa il 20%. Solo a Roma i deportati furono oltre 2.000. Nella mostra (aperta fino al 31 ottobre 2004) vengono proiettati documentari inediti degli anni `50 realizzati dall'Istituto Luce.

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