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A ruota libera recensioni

É in libreria il libro “A ruota libera” di Giorgio Sala, edito dalla Acrobat Media Edizioni (officina di libri e giornali in Carrara). Si tratta del racconto di una pedalata di 1733 Km in due settimane che i tre protagonisti della storia fanno da Roma a Francoforte sul Meno, città natale di Goethe.
I protagonisti del viaggio sono Giorgio Sala -autore dello scritto- 54enne con la penna nel taschino e la bicicletta nel cuore, la figlia diciottenne Silvia e l’amico Michele, 32enne, tutti accomunati dall’idea romantica di pedalare nella Selva Nera.
Sala ripercorre in modo appassionato i preparativi del viaggio, le peripezie dell’avventura nel suo svolgimento e, da acuto osservatore, riporta tutte le impressioni dirette sui luoghi attraversati, le emozioni provate e la fatica dell’impresa.
Il libro accompagna il lettore con cartine e foto del viaggio, consigliando strade e percorsi per ripetere l’esperienza.
A ruota libera trae ispirazione dal libro La bicicletta di Alfredo Oriani, edito nel 1902 da Zanichelli, a cui fa riferimento sia l’autore che il Vice presidente del Senato Cesare Salvi, appassionato da sempre di ciclismo, che ha curato la prefazione dell’opera, esaltandone il senso di libertà che si respira leggendolo. Oltre a Cesare Salvi il libro ha incontrato il favore di due ciclisti di assoluto prestigio, ossia l’ex campione del mondo Maurizio Fondriest e il Re Leone Mario Cipollini, che hanno regalato due interventi.
A ruota libera ha anche il patrocinio dell’Associazione Italiana Città Ciclabili, associazione che ha lo scopo di diffondere nel paese e in particolare nelle aree urbane l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto.

primo capitolo

“Chiamatemi Ismaele”. Anch’io vorrei trovare un incipit di questa forza e originalità per un’impresa che segna una vita. Non si tratta di cacciare Moby Dick, il grande Leviatano, ma di una ambizione grande altrettanto: pedalare in Europa, dall’Italia alla Germania; da Roma a Francoforte sul Meno, la città natale di Goethe.

Com’è nata l’idea? Come tutte le idee al limite della follia. E’ nata quasi per caso, anche se covava, inespressa, da tempo in fondo al cuore. Col crescere della passione ciclistica è cresciuto il fascino di poter pedalare in luoghi lontani, fantasticati sui libri, sugli atlanti, sulle carte geografiche; magnificati e raccontati da fini narratori. È nata la voglia di viaggiare. Smessi i panni del turista si indossano quelli del viaggiatore.

Una frase gettata a caso in una delle tante uscite domenicali con gli amici: “sarebbe meraviglioso pedalare attraverso la Selva nera”. Questo semplice brandello di idea condensava in sé il fuoco che bruciava nell’animo di Ulisse:

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza Li miei compagni fec’io sì arguti, con questa orazion picciola, al cammino,che a pena poscia li avrei ritenuti;e volta nostra poppa nel mattino, dei remi facemmo ali al folle volo” (Dante, Inferno, XXVI,119-125).

Sarà la bicicletta la nostra nave che ci condurrà, come in mare aperto, alla conquista di nuovi spazi e nuovi orizzonti. In bici niente sostituirà il piacere (anche immaginario) della scoperta. Trovare nuovi territori; ecco quello che deve animare il ciclista. In bici deve trionfare lo spirito del conquistatore di conoscenza. Mossi dalla tempra degli esploratori gusteremo il mondo da un punto di vista affatto particolare. Senza fretta. E, dove arriveremo, niente ci convincerà che non saremo noi i primi a posarvi le ruote.

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Sogni, voglia di libertà, evasione, conoscenza, ambizione di compiere un’impresa che lasci il segno nella propria vita. Questi gli ingredienti da cui si è partiti, quasi inconsapevolmente, per stendere un vero e proprio progetto di viaggio. Michele aveva già una simile esperienza avendo pedalato “in solitaria”, l’anno prima, da Roma a Vienna. Per noi un mito. Silvia aveva il fresco entusiasmo dei giovanissimi per le imprese audaci. Io un sogno che covavo da anni e che mai avrei pensato potesse lasciare la dimensione della pura fantasticheria.
Per un anno intero ci si è ragionato sopra. Primo abbozzo: si va da Roma al Mare del Nord. Ognuno di noi ci lavora mentalmente per settimane, poi i problemi pratici incanalano i sogni sui binari della realtà: il tempo occorrente, le esigenze della famiglia, i costi, i chilometri da percorrere, le mille difficoltà tecniche e logistiche che si andavano delineando, ecc. Si giunge infine al compromesso, raggiunto quasi casualmente. Michele, giovane e con molto tempo a disposizione, tenta di affrontare il viaggio completo; Silvia ed io cercheremo, in quattordici o quindici giorni, di arrivare a Francoforte, per poi ritornare in treno fino a Roma.
Tra la tiepidezza delle prime reazioni e lo scetticismo generale di parenti, conoscenti, amici ciclisti, iniziano i preparativi concreti. Si parte da uno studio dettagliato del percorso, costruito su cartine molto particolareggiate, procurate attraverso una ricerca maniacale su internet e saccheggiando la libreria tedesca di Roma. Si prosegue facendo tesoro di tutti i consigli che provengono dal mondo ciclistico, dove i consigli “teorici” sono abbondantissimi. Diventiamo lettori accaniti delle riviste specializzate. Gli errori commessi da Michele l’anno prima, nell’allestire il suo “cancello”, diventano preziosi nella scelta delle soluzioni per le altre due bici. Evitare zaini che appesantiscono le spalle e procurarsi materiali molto tecnici e soprattutto borse capienti e che reggano la pioggia.
Silvia ed io optiamo per un porta - sacche Topeak, sacche Ferrino da 70 litri il paio e un portaoggetti anteriore della Scicon. Io adotto anche un bauletto posteriore Topeak di grande utilità e comodità nell’aggancio e nel trasporto. Alla resa dei conti possiamo dirci più che soddisfatti della scelta compiuta. Non altrettanto potrà dire Michele che, non avendo tratto tutte le dovute conseguenze dall’esperienza precedente, verrà chiamato “l’albanese” (espressione volgare ma molto diffusa, non elegante, che qui viene usata senza intenzione offensiva nei riguardi di alcuno) per tutta la durata del viaggio. L’approssimazione della sua attrezzatura era a dir poco disarmante. Uno zaino, due sacche posteriori e due sacchette anteriori. Il tutto assicurato con corde, cordini, elastici, nastro isolante e quant’altro che lo costringevano, per lo smontaggio e il rimontaggio completi, ogni sera a coricarsi a notte fonda e la mattina ad alzarsi prima del sorgere del sole.

La metodologia scelta per il viaggio è semplice: si parte la mattina di buon’ora, si percorrono mediamente dai 90 ai 110 chilometri, comunque si pedala non oltre le cinque del pomeriggio. Giunti nella località prescelta come sede di tappa, si individua sul posto un albergo decente, possibilmente non caro, si fa turismo, una buona cena, poi tutti a nanna per ricominciare il giorno dopo. Non sono previste giornate di riposo. Il nostro destino è segnato: pedalare, pedalare e sempre pedalare.

Ce la faremo? Lo scetticismo ci invade spesso l’animo ma noi abbiamo ormai bruciato tutte le navi alle nostre spalle, ora ne va del nostro onore. Primo intoppo serio le ferie di Michele che, all’ultimo momento, non coincidono più con la data fissata per la partenza. Niente paura è pronto un piano di riserva. Noi partiamo in bici da Roma e lui ci raggiunge dopo cinque giorni a Milano, in treno.

Questo intoppo ci porta a constatare come in Italia la bicicletta e i ciclisti debbano conquistarsi, a gran fatica, spazi di vivibilità in una civiltà (si fa per dire) dominata dall’automobile e basata su un’urbanizzazione e un sistema di trasporti “autocentrico”, che non lascia quasi nulla alla godibilità della natura e ad una pratica quotidiana del viver sani, combattendo gli inquinamenti acustico, atmosferico, visivo, ambientale, ecc.

Le Ferrovie dello Stato non prevedono la possibilità del trasporto bici su lunghe percorrenze. Si trovano pochissimi treni, a orari impossibili e con coincidenze difficilissime, per tratte interregionali sulle quali trovare la possibilità di trasporto bici al seguito. Michele, per raggiungere Milano da Roma, distanza che normalmente si percorre in quattro ore e mezza, deve prendere due treni partendo alle 11, cambiando a Pisa per giungere a Milano alle 23,30. Quasi un’odissea alla Fantozzi.

Tutto è pronto per la partenza. Per settimane si preparano gli oggetti che si ritengono indispensabili e il vestiario da portare con sé. Ogni giorno se ne scartano alcuni, altri si sostituiscono perché giudicati più leggeri o meno ingombranti. Caratteristica essenziale per l’abbigliamento è la leggerezza, accompagnata dalla possibilità di una asciugatura veloce. Ci attendono varie difficoltà ambientali da superare, come la possibile e a volte frequente pioggia in Germania; il freddo tra i 1.000 e i 2.000 metri di altitudine dei passi alpini e appenninici; il caldo, la calura e l’umidità vicina al 100%, almeno nel primo tratto italiano.

Le due domeniche precedenti la partenza, Silvia ed io, facciamo delle uscite di 95 chilometri con le bici a pieno carico. Le sensazioni e le risposte dei mezzi sono più che soddisfacenti, nonostante lo scetticismo e gli sfottò degli amici che pedalano con le loro specialissime dalla leggerezza di piuma.

Con l’approssimarsi della data fatidica tuttavia lo scetticismo degli altri, alla luce della nostra caparbietà, si trasforma lentamente ma inesorabilmente, in un misto di invidia e di sincera ammirazione per un’avventura che si annida, inespressa, nel cuore di molti.

Eroso ogni margine a qualsiasi tentativo di ripensamento si parte: Alea iacta est. Finalmente spicchiamo il volo timorosi, sulle prime, come due aquilotti incerti e implumi. La strada e la grinta faranno di noi, infine, aquile vere lanciate in volo con le loro ali possenti a sfiorare valli e monti, spiagge e nevai.

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 A RUOTA LIBERA di Giorgio Sala

pp.108 - € 7,50

Acrobat Media Edizioni

Via Roma, 13 - Galleria 54033 Carrara

Fax 058570671 Tel 328 8143821

acrobatmedia@libero.it

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