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10 giorni sulle orme di Dracula: niente paura, né mozzichi, né zanzare!
“Come
sarebbe a dire, hai voluto la bicicletta, ora pedala!”
“Sul sito de iTimoni ti sei inventato I corrispondenti, ne hai una (di
corrispondente) che propone un viaggio in Romania? Allora vacci!”
E allora quest’anno ho liberamente scelto… la Romania!
Solo che, in Romania ci vado da solo? No, allora passo parola in Abaclub (il club degli amici di Abaco, de i Timoni e di Upter) e in men che non si dica trovo altri 10 Romania carenti; saremo in 12 considerando Ellen Cucu (la corrispondente) e la madre che ci raggiungerà a Brasov: ci siamo, possiamo partire!
Ellen ha preparato il viaggio proprio bene per cui con 2 riunioni preparatorie sistemiamo tutti i dettagli (se non ho il bidet non mi muovo, ma almeno una vorta ar giorno c’abbuffamo, si ma nun è che s’arzamo all’alba! etc), il gruppo poi è bene assortito, siamo coetanei e quasi tutti viaggiatori fai da te: venerdì 2 luglio siamo pronti a partire da Ciampino.
Come per ogni viaggio scarico dal sito de iTimoni il diario di bordo e faccio il preventivo di spesa: per 10 giorni pronostico 600 euro regali compresi; il consuntivo sarà di 605 euro! Non c’è che dire il modello funziona: sogghigno alla faccia di quelli che seguendo la proposta presente sul depliant turistico rumeno hanno fatto lo stesso nostro viaggio (uguale perfino nel titolo – sulle orme di Dracula) spendendo però 810 euro per 4 giorni!
Comunque questi i costi raggruppati per macrovoci:
Costi in euro
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Mangiare/bere |
98,08 |
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Spostamenti |
193,67 |
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Visite |
25,98 |
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Regali |
35,50 |
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Altro |
94,84 |
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Pernottamento |
157,10 |
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Totale |
605,20 |
Il cambio considerato è 4,15 lei (o ron) per un euro, spesso si cambia anche a 4,28 ed oltre. In altro è compresa anche la quota cassa comune e quella di Ellen.
Ma ora ripercorriamo le orme di Dracula!
Venerdì 2 luglio – appuntamento a Ciampino alle 7,00, imbarco alle 8,35. Possiamo portare un bagaglio a mano di max 10 Kg, alcuni di noi per 15 euro prendono un bagaglio che ci segue in stiva, io opto per uno scatolone regolarmente legato a mano, non c’è che dire faccio la mia brava figura da emigrante! Teresa e Patrizia hanno prenotato 2 bagagli al seguito, poi si rendono conto che 32 kg di vestiti ed accessori vanno oltre qualsiasi guardaroba umano per cui, prima dell’imbarco, spiego che uno dei loro bagagli è stato passato ad Annamaria e Silvana operando un ovvio conguaglio attraverso la cassa comune. Tutto chiaro? A momenti ci arrestano per contrabbando, Teresa cerca di spiegare e rischiamo altre 3 o 4 accuse; per fortuna l’addetto al checkin ha una intuizione del tutto autonoma e ci fa passare. Cominciamo bene!
In attesa dell’imbarco leggo una pubblicità della Wind che dice che se invio il messaggio Easy roaming yes parlo con l’Italia a 15 cent, ci provo due volte, nulla da fare. Arriviamo a Bucarest e li il messaggio da inviare è Easy roaming si, mi attivano subito! Wind, complimenti per la pubblicità!
Alle 12,30 siamo a Bucarest: i peones (noi) abbiamo scelto l’ostello (Villa Alex), i signori (4 componenti) hanno scelto il Bristol; noi avevamo prenotato il servizio trasbordo dell’ostello, loro accettano di utilizzare il nostro servizio dopo di noi, visto che l’ostello è ad un quarto d’ora! Scopriamo che i quarti d’ora rumeni al cambio equivalgono a tre quarti d’ora italiani, per cui alla fine il gruppo si riunisce alle 17.
L’entusiasmo
del primo giorno condito con 3 o 4 vaffa ci mantengono in allegria; riusciamo
comunque a vedere il giardino Cismigiu, il mastodontico palazzo del Parlamento,
il bellissimo giardino giochi per ragazzi vicino al palazzo e ad annusare il
centro di Bucarest.
È ora di cena, tutti al City Grill dove per 8 ore cominciamo (almeno io, ma non sono il solo) una dieta a base di birra (al metro), carne e crauti + accessori vari. Attenzione alle salsicce, spesso sono troppo cotte (per non dire abbrustolite)!
A nanna all’ostello (ne ho visto di migliori), il papà ostello è simpatico, parla italiano ed è molto disponibile, la stanchezza fa apparire tutto perfetto, ronf!
Sabato 3 luglio – Siamo pieni di energie, prendiamo il treno per Sinaia alle 8,30. Vogliamo battere il record del risparmio, prendiamo il treno personal, una specie dei nostri accelerati di una volta: non costa nulla, ma la puntualità è un optional, come i treni regionali italiani con la differenza che da noi i prezzi sono molto più alti!
A proposito di treni regionali del Lazio, in quelli nuovi in ogni vettura c’è una tabellone luminoso che mostra l’ora, la velocità, etc, l’ultima riga dovrebbe dare l’eventuale ritardo; all’inizio veniva dato, ora c’è sempre la sigla N/D (non disponibile): FFSS complimenti per l’immagine che trasmettete, non sapete calcolare se i treni viaggiano in orario!
Alle
10,30 siamo a Sinaia ci arrampichiamo fino al castello di Peles, residenza di re
Carol I. Il castello è recente (terminato nel 1888), ma è molto bello e ben
tenuto, interessante la visita con spiegazioni in italiano a patto che si formi
un gruppo; noi già lo siamo per cui l’attesa è brevissima.
Scendiamo e lungo la strada ci fermiamo a visitare il complesso del Monastero formato da 2 chiese ed un museo: la chiesa grande è bella, ma quella da non perdere è la biserica Adormirei, più piccola, ma molto più caratteristica.
E’ ora di pranzo, il programma prevede paninazzi, inizia la caccia. Scendiamo verso la stazione e troviamo una drogheria bar aperta: ci fossero due a cui vada bene lo stesso panino, prendiamo da bere, ci sediamo nella zona all’aperto attigua, mangiamo, facciamo i conti e Silvana non paga; perché Silvana non paga? Perché Silvana è sparita!! Le ipotesi si intrecciano, fuga d’amore, rapimento per riscatto, amnesia, maniaco sessuale? Il gruppo comunque è compatto, fa piacere vedere tanta decisione: non pagheremo nessun riscatto e la lasceremo al suo destino! Scendiamo alla stazione e la troviamo in sala d’attesa; sul volto di tutti si legge delusione: non saremo ospiti di Chi l’ha visto! C’è chi propone di massacrarla e di nasconderne il cadavere, la cosa ci sembra troppo faticosa, ecumenicamente la perdoniamo e la riaccettiamo nel gruppo.
Riprendiamo il treno e ci dirigiamo verso Brasov, il treno arriva con due ore di ritardo, non resta che andare in albergo, posare i bagagli e andare a cena.
Ci capita un ristorante dove si svolge una festa con musica a palla: siamo orientati a cambiare ristorante, ma il responsabile smonta in fretta e furia mezzo locale e ci attrezza una stanza silenziosa; ritorniamo sui nostri passi, la cena è abbondante ed economica, nella norma.
Domenica
4 luglio – raggiungiamo Bran con un bus urbano. Saliamo fino al
castello residenza estiva del re, è più modesto, ma è comunque molto bello e
articolato, scendiamo e visitiamo la casa del muschio (l’ho ribattezzata così
io), il villaggio contadino e la casa della dogana. Quest’ultima può essere
evitata specie se piove (è poco fuori il paese). E’ ora di pranzo, una parte del
gruppo decide di pranzare con i piedi sotto al tavolo, il sottoscritto e pochi
altri optano per un panino con formaggi locali e poi di corsa a visitare Brasov.
La città è piccola, ma il centro storico è bellissimo, piazza Sfatului è un
gioiello e viale della Repubblica e la degna strada di accesso. Il viaggio vale
solo per vedere questa meraviglia! Poi siamo fortunati, in piazza si svolge un
festival internazionale del folklore: i gruppi sono tutti bravissimi, ma il
gruppo turco è eccezionale.

Ci
ritroviamo e andiamo a cena al Ristorante Sergiana, mangiamo bene e come al
solito in abbondanza per 9 euro. L’albergo è sulla piazza del Teatro, Teresa,
nota attrice di teatro e di cinema (in altri tempi l’avremmo definita una vera
vamp, non perché sia famosa, ma perché è di altri tempi!), a nome dell’Ancim
(Associazione per la cultura italiana nel mondo, associazione creata al volo) ci
invita sulla scala di accesso al teatro ad assistere alla famosa performance di
Grottewsky dal titolo Zucchero filato (una storia intricatissima in cui lui ama
lei, ma il maggiordomo geloso della badante rumena vince al superenalotto
fuggendo con la figlia dell’inquilino della casa accanto): un saggio di bravura
indimenticabile, musiche e balletto bellissimo, dialoghi serrati, grande
successo di pubblico (tutti noi), una performance interamente mimata da Teresa,
da paura!

Lunedì
5 luglio – arriviamo alla stazione dei pulman (ma anche dei
pulmini), quello per Sighisoara è pieno, una domanda percorre il gruppo: “e mo’
che famo?” Non terminiamo di porci la domanda che ci viene proposto un pulmino
tutto per noi ad un prezzo leggermente più alto; no problem, accettiamo. Arriva
un vecchio Transit accroccato a trasporto promiscuo (nel senso che non c’erano
sedie a sufficienza per tutti): mi incastro fra i bagagli e partiamo. Sighisoara
è carina, bella la piazza del cervo e la torre dell’orologio, imponente la
chiesa ortodossa lungo il fiume, interessante il giro delle mura e la lunga
scala (177 gradini) con la copertura in legno. Maria Teresa (si l’attrice, ma
anche scienziata e razionalista) ci legge il suo diario di bordo: ha le idee un
po’ confuse e mi offro di aiutarla! Alla fine la convinco a posizionare la
Chiesa nera a Bran, che siamo andati in treno da Bran a Bran e che il castello
di Peles è al centro della piazza di Brasov! È felice e piena di riconoscenza:
ancora una volta dimostro che non è importante la realtà, ma la sua percezione
purché renda felici le persone! Ceniamo e dormiamo all’Ostello per complessivi
15 euro a persona, ostello a due passi dalla piazza principale!

Martedì
6 luglio – Grazie all’aiuto della mamma ostellessa affittiamo un
minibus dell’Olimpic Tour che ci porta fino a Sibiu, lasciamo i bagagli in
albergo e a piedi raggiungiamo il centro. Ci sentiamo osservati, infatti le case
ci osservano con gli abbaini che assomigliano a degli occhi.
Molte le attrazioni, il gruppo giustamente si frantuma, chi va per musei, chi
per chiese, chi per panini! Cominciamo dai musei, salto la pinacoteca Brukenthal,
mi incuriosisce invece quello di storia della farmacia, peccato che sono tutti
chiusi (sciopero?), allora vado a visitare la chiesa Evangelica (molto bella)
poi ripiego su Piazza Grande e Piazza piccola (splendide), quindi giù lungo la
caratteristica strada Balcescu, infine tutti a sinistra lungo via Cetatii
costeggiata da un tratto di mura e torri in ottimo stato. È presto, per cui
visto che siamo vicini alla stazione ferroviaria la raggiungiamo e prendiamo
l’autobus che ci porta alla foresta di querce di Dumbrava (716 ettari) al cui
interno su una superficie di quasi 100 ettari con tanto di lago si estende il
museo della tecnica popolare Astra composto da oltre 150 case contadine (ma
anche mulini, oleifici, cantine, ovili, chiese, la scuola, etc), molte
completamente arredate, smontate in tutte le regioni della Romania e qui
rimontate a perenne ricordo della civiltà contadina. Che idea geniale, un luogo
in cui far toccare con mano come vivevano i nostri nonni! È talmente vasto che
non riusciamo a vederlo per intero.
Torniamo a Sibiu, ceniamo molto bene a Butoiul de Aur (Botte d’oro) e Teresa
decide di propinarci una lezio magistralis affrontando tematiche quali il
concetto di relatività, la potabilità del latte radioattivo purchè bollito, chi
gira intorno a chi convincendoci che il perno dell’Universo è la luna! Convinti
da tanta modernità decidiamo di bruciarla sul rogo!
Mercoledì
7 luglio – sveglia mattutina per prendere il treno,
è il giorno della visita ai tre monasteri di Turnu, Cozia ed Horezu. Io scelgo
di andare alle terme di Calimanesti e da li raggiungere con calma Horezu dove
conto di ricongiungermi con gli altri. Con la mia ciurma personale (Daniela e
Sandro, moglie e fratello) scendiamo alla stazione di Calimanesti e li scopriamo
alcune cose interessanti: la stazione dista alcuni km dal paese, le terme sono
fuori dal paese di circa due chilometri, mentre parlo con il capostazione
l’autobus che dalla stazione va al paese è partito!
La faccia che faccio deve essere molto espressiva, il capostazione si
impietosisce e con la sua macchina personale ci porta a Calimanesti: un grazie
di cuore da Daniela, Sandro, dal sottoscritto e dai rispettivi piedi!
Mentre stiamo decidendo che fare (terme o prosecuzione verso Horezu?) arriva il
bus per Ramnicu Valcea da cui partono i bus per Horezu: il destino ci sta
indicando la via, tutti a bordo! A Ramnicu compriamo al volo delle focacce e
trasbordiamo sul bus per Horezu: arriveremo prima del previsto, bene ci
riposeremo. Stiamo viaggiando da circa un’ora; mostro la foto del monastero
all’autista che, dopo 5 minuti ci scarica ad
un
bivio e ci saluta con la mano con due dita a V: vittoria o scarpinate per due
chilometri? Daniela, una delle persone più sarcastiche che io conosca, mi guarda
e fa: “la seconda che hai detto”, poi nei suoi occhi leggo “e a Roma facciamo i
conti!” Sono le 14, il sole batte, abbiamo gli zaini, con un entusiasmo che non
riusciamo a contenere in fila indiana cominciamo la scarpinata. Alla fine i km
saranno 3, se non di più! Succede, abbiamo scoperto che l’autobus va ad Horezu,
ma non al monastero, con ogni probabilità al paese avremmo trovato un taxi, ma
in fin dei conti questi imprevisti sono il sale dei viaggi, hanno quel qualcosa
fuori del normale che rendono un viaggio quasi epico: lo spiego alla ciurma che
in coro intona “taxi, taxi”, per evitare un ammutinamento provo a fare auto
stop, niente da fare, poi metto in atto il vecchio trucco di “ecco ci siamo,
arriviamo alla curva laggiù che cominceremo a vedere il monastero!”. Daniela lo
conosce, comincia a contare le curve, brutto segno! Alla fina imbrocchiamo la
curva giusta (l’ultima) e il monastero ci appare: è bellissimo, dimentichiamo la
fatica (i piedi, no!). Ci sistemiamo nella foresteria del monastero (un albergo
di tutto punto gestito dalle novizie), ci riposiamo ed in attesa degli altri ci
strafotografiamo quella bellezza! Gli altri ci raggiungono e a cena ci
dividiamo, parte fa penitenza al monastero, altri cenano in un ristorante
cooperativo subito prima dell’entrata del monastero: buona, abbondante ed
economica (5 euro!)
Giovedì
8 luglio – Ellen ha concordato con il tassista della sera il
trasporto dal monastero a Ramnicu Valcea, il tassista ci da buca ed Ellen per un
sovrapprezzo sul biglietto riesce, via telefono, a deviare l’autobus di linea
che ci passa a prendere: diavolo di una ragazza, ma come ha fatto! Non c’è
dubbio la corrispondente/accompagnatrice serve! Prendiamo il pullman per Curtea
De Arges dove arriviamo per le 10. Il paese si sviluppa in lunghezza lungo
quella che solitamente è la strada principale, in queesto caso maledettamente
lunga; le cose da vedere sono due, la chiesa di San Nicola ed il complesso del
monastero, una da una parte e l’altro dalla parte opposta! Per fortuna il nostro
albergo (molto albergo) è più o meno al centro. Dedichiamo la mattina a San
Nicola dove troviamo una guida imbacuccata in modo strano (soffre di qualcosa
legato all’umidità del luogo): è di una cultura paurosa e parla un italiano
perfetto, ogni tanto se la prende con i suoi concittadini che non hanno
rispettato il luogo (davvero bellissimo) ed io penso ai Barberini. Pranzo a base
di kebab (tipico piatto rumeno) e attraversamento fino al complesso del
monastero, anche questo bellissimo, all’interno di un grande parco con vari
edifici da vedere. La sera andiamo a cena vicino a San Nicola in un ristorante
specializzato in piatti di pollo, finalmente cambiamo, ma i polli sono finiti:
evviva maiale e salsicce!
Venerdì
9 luglio – è il giorno del castello di Dracula, a parte Sandro
che ha dichiarato che a lui Dracula fa proprio schifo, noto che tutti si sono
lavati il collo: potere della suggestione! Il castello di Poienari è un po’
fuori strada, nelle vicinanze c’è anche un lago, quello di Vidraru. A farla
breve siamo riusciti a prenotare il pernottamento in un bed and breakfast e, con
l’aiuto di Marcel (gentilissimo, il figlio del padrone), abbiamo anche prenotato
un pulmino che ci carica a Curtea de Arges, ci porta al lago, al castello e la
mattina dopo ci accompagnerà a Pitesti dove prenderemo il treno per Bucarest
(costo a testa 7 euro!). Torniamo ad oggi, stasera ci faremo il barbecue, ci
dividiamo in squadre e andiamo a fare la spesa: le cavallette avrebbero
agguantato meno roba!
Arriva il maxi taxi, per la seconda volta i sedili disponibili sono inferiori
alle persone, ci arrangiamo facendo incredibili pile umane. Arriviamo alla
pensione, è molto bella, ci sistemiamo, rubiamo qualche amarena dall’albero
(tanto per tenerci in forma; vi ho mai raccontato di quella volta che a
Stradford on Avon – ero con mio cugino – siamo riusciti a rubare dal letto di
Shakespeare la scritta Please, do not Touch – Per favore, non toccare),
poi con il solito mezzo, andiamo prima al lago (bella la diga, ma, soprattutto,
bella la statua futurista all’elettricità) e poi al castello di Poienari. C’è un
problema, il castello è in cima alla montagna e ci dividono dalla vetta solo…
1400 gradini! Daniela e Sandro accampano precedenti impegni (incontro con il
commercialista e obbligo artistico improcrastinabile), gli altri con
l’entusiasmo negli occhi e la morte nel cuore pronunciano la fatidica frase: “Se
proprio sa’ da fa’…” e Teresa aggiunge “che sia chiaro, obtorto collo!”
Si parte e Barbara, la più anziana del gruppo (over… tanti), si mette sul passo e nessuno la raggiunge più (alla faccia dei suoi over), complimenti! In cima arrivano poi Silvana, Annamaria e, primo dei maschi, io! Uè, sono soddisfazioni! E il castello? 4 mattoni e una bandiera, ma la cosa più bella è l’organizzazione turistica, il biglietto si paga in cima: sono curioso di sapere quanti non hanno pagato dopo essersi fatto 1400 gradini! Il panorama è bello e poi possiamo sempre dire: “Sai, io, il castello di Dracula, quello vero (non è del tutto certo) l’ho visto, ci sono arrivato in un soffio (di asma, ma non va detto) dopo soli 1400 gradini!” E nella frase c’è tutta la nullità dell’interlocutore.
Alle 17 siamo alla base, ci prepariamo una brace favolosa; alla fine Ellen sparisce per riapparire vestita da bambola mozzafiato: “Ragazze/i, (gongoliamo al solo appellativo) stasera vado a ballare…”
Sabato
10 luglio – Sarà un caso? Florin (l’autista del maxi taxi) si
presenta all’appuntamento e questa volta ognuno di noi ha un posto a sedere;
forza dell’amore? Solo che i posti aggiunti sono vere e proprie sedie, alla
prima frenata rischiamo di accatastarci tutti, meglio non usarle. A Pitesti
prendiamo il treno e arriviamo a Bucarest alle 11. Raggiungiamo l’ostello, si
Alex, lasciamo valigie e zaini e, ancora una volta, con la mia ciurma personale
decido di girare la città in autonomia. Facciamo il giro delle chiese:
Stavropoleos bellissima, Santa Domizia nella media, la Cattedrale nulla, di chè.
Durante il giro incoccio due matrimoni, mi spaccio per fotografo, bella la
cerimonia dell’incoronamento. Sono ormai le 17, siamo stanchi morti, decidiamo
all’unanimità (cioè lo impongo) di fare un’ultimo sforzo e arrivare all’Arco di
Trionfo: dalla metro c’è una scarpinata di almeno un km, al ritorno ci facciamo
furbi e prendiamo un autobus. A cena ci ritroviamo al ristorante Lascar a due
passi dall’ostello: ottimo, economico e romantico visto che a metà cena va via
la luce e continuiamo a luce di candela. Il maschio che è in me si fa subdolo,
faccio piedino a quella seduta alla mia destra, ci sta, poi mi accorgo che è…
Daniela. Faccio finta che non sia lei e la rimorchio!
Domenica
11 luglio – E’ l’ultimo giorno, in programma c’è lo spostamento a
Snagov, la visita al Monastero, al Palazzo e alla tomba di Vlad Tepes (Dracula)
sull’isola al centro del Lago; ancora spostamenti e ancora Dracula; ne ho
abbastanza. La sera prima ho notato che nella piazza dell’Arco di Trionfo c’è
l’ingresso del parco Herastrau (solo 187 ettari!) con tanto di lago, Teatro
all’aperto e museo Al Satului, il terzo dei musei dedicato ai villaggi rumeni
composto da oltre 70 edifici tradizionali smontati in tutta la Romania e
rimontati all’interno del museo. L’ultima parte del museo la facciamo di corsa,
dobbiamo trovarci alle 15,30 alla stazione centrale per prendere il bus che ci
porta all’aeroporto. Ci ricongiungiamo con gli altri e…
Un bellissimo viaggio, un gruppo di amiche/i molto positivo, l’immancabile poesia di Sandro.
Una poesia romena
Il
Viaggio
Camminando sulle strade
silenziose di Bucarest
si sente una strana luce che si vede
era un lampione illuminato nella lontananza
vedi un ponte che si attraversa il Dâmboviţa (aveva scritto il Danubio)
Passeggiando sulla natura del villaggio contadino
respiri un'aria pura con tanti fiori immensi, profumati
Attraversando un grande fiume con una barca
che eravamo io e Barbara
che lei mi dice "Capitano, mio capitano"
Considerazioni finali
La Romania,
almeno per me, è stata una scoperta; come meta turistica probabilmente risente
della cattiva fama che i romeni hanno in Italia, cattiva fama, per inciso,
assolutamente immeritata.
Il giro che abbiamo fatto può essere ottimizzato affittando un’automobile (si è
più indipendenti) o basandosi di più sull’uso dei maxi taxi che ovviamente
aumentano il costo degli spostamenti, ma poi neppure di tanto.
Per chi volesse vedere altre foto può collegarsi a
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